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Imparare a staccarsi da mamma e papà

Crescere vuol dire allentare l’iniziale simbiosi, cioè la fusione con il corpo della mamma

Imparare a staccarsi da mamma e papà

Con la consulenza di Paola Proserpio, educatrice

 

Afferrare un oggetto con tutto il palmo della mano, imparare a utilizzare bene il pollice, passare gli oggetti da una mano all'altra, buttare a terra ripetutamente le cose per prendere le misure di un “territorio” che diventa sempre più attraente e ricco di stimoli. «Attenzione: tutti pensano che sia il bambino ad avere un ruolo importante durante il distacco, in realtà, è il genitore il vero protagonista e facilitatore di questo processo», dice Paola Proserpio, educatrice. Ci sono comportamenti pro-autonomia e altri che non favoriscono l’indipendenza. «Per esempio, mostrarsi agitati, scappare senza salutare il bambino quando si esce, affidarlo ad altre persone mentre dorme sono atteggiamenti che trasmettono al piccolo senso di insicurezza. Invece, se spieghiamo a nostro figlio che usciremo per comprare il pane e poi al ritorno gli mostriamo il sacchetto del panettiere lui avrà fiducia in noi, riuscirà a staccarsi perché è consapevole che la mamma torna e c’è anche se lui non la vede», dice l’educatrice. Ci sono rituali e giochi che incoraggiano il bambino e lo aiutano a vivere al meglio la separazione dalla mamma.  Vediamoli.

 

Fino a nove mesi: mamma sì, mamma no

Ci sono gesti e comportamenti protettivi (per esempio, verificare che non ci siano oggetti pericolosi nella culla, controllare che il bimbo sia pulito e atteggiamenti esageratamente protettivi: tenere sempre il bambino in braccio, correre appena comincia a piangere, non permettere a chi non si conosce di prendere il bambino, non lasciarlo mai solo. «Ricordiamolo: accompagnare un piccolo nell’entusiasmante processo di crescita significa non solo aiutarlo a superare la paura di essere lasciato a se stesso, ma anche incoraggiarlo a guadagnare autonomia. E il gioco è uno dei migliori strumenti per attivare un distacco dolce, senza traumi», aggiunge Paola Proserpio. Per esempio, il gioco del cucù, in cui l’adulto si copre e scopre il volto con le mani oppure si nasconde e poi riappare. In un attimo il bambino passa da un senso di smarrimento, di timore, di vera e propria e suspance alla gioia di rivedere la mamma. Si realizza così attraverso questo gioco un rito liberatorio, una piccola catarsi che mima il passaggio dalla paura all’abbandono. Anche attività semplici possono stimolare i sensi del bambino e aiutarlo a sviluppare una buona coordinazione che trasmette fiducia in se stesso, sicurezza nel farcela anche se la mamma non c’è. Per esempio giocare “a  dov’è?” può essere un buon modo per perfezionare la sua capacità di osservazione e per incoraggiarlo ad andare lui stesso a prendere gli oggetti. Tuttavia, non ci può aspettare ancora che li riponga al loro posto! E’ possibile giocare “a dallo a me, per favore”, in cui l’adulto e il bambino si porgono e si restituiscono i giocattoli e altri piccoli oggetti in un rapporto alla pari. Batti-batti le manine è divertente e può essere utile per acquisire coordinazione, ritmicità e autostima. 

 

Le sue abilità

I genitori devono essere attenti, fin dalla nascita, alle capacità del figlio: è importante che lo stimolino e lo incoraggino a fare sempre un passo in più, ma senza esagerare, perché le richieste eccessive possono creare un senso di scoraggiamento. È essenziale che il bambino si senta capace in molti ambiti: sul piano fisico: muovendosi, correndo, andando sul triciclo, ritagliando, prendendo un pallone, ecc.  sul piano intellettivo: comprendendo, parlando, ragionando, memorizzando, ecc. sul piano sociale: andando verso gli altri, condividendo, facendosi amare, affermandosi, ecc. sul piano affettivo: mettendosi in relazione, attirando l’attenzione, amando, ricevendo e donando affetto, ecc. È normale sentirsi più capaci in un ambito piuttosto che in un altro. Il fatto di trovare difficoltà in una situazione non deve mettere in discussione la competenza globale. È importante soprattutto ricordare che la protezione eccessiva è nemica della competenza.

 

Tre anni: mi prendo le mie responsabilità

Ai bambini molto piccoli, di 2 o 3 anni, piace aiutare i genitori. Questo dà loro la sensazione di essere importanti. Ma i genitori non hanno sempre voglia di ricevere questo aiuto, perché spesso significa un aumento del loro lavoro. È importante che, qualche volta, permettiate a vostro figlio di aiutarvi. Dategli uno straccetto perché spolveri con voi, lasciate che la vostra bambina vi aiuti ad annaffiare le piante e permettete al vostro bambino di mescolare l’impasto per la torta. Date a un bambino di 4 o 5 anni delle piccole responsabilità: mettere il suo tovagliolo sul tavolo, fare il letto, riordinare i suoi giocattoli, riattaccare il telefono, ecc. Insistete sull’importanza dell’incarico e ricompensate i suoi sforzi. Le ricompense in tempo e in attività sono più apprezzate delle ricompense in denaro o oggetti.

di Annalisa Bacci

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