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Genitori e figli: vademecum per una buona comunicazione

L’importanza dell’'ascolto attivo per la futura serenità del bambino e alcuni consigli su cosa possiamo fare per instaurare un buon dialogo con la nostra prole

Genitori e figli: vademecum per una buona comunicazione

Cosa comporta esser genitore: l’educazione che si basa anche sulla comunicazione

Un mestiere antico, complesso, che nessuno insegna e colmo di responsabilità: il  genitore. Senza dubbio una gioia incommensurabile e al contempo un’ ardua impresa, soprattutto per la responsabilità che comporta l’aspetto educativo, essendo il bimbo come forgiato dall’educazione diretta dell’adulto, e tuttavia anche dalla semplice imitazione dei più grandi. Il tipo di educazione da impartire racchiude anche il rispetto di sé e degli altri, ed è oltremodo fondamentale trasmettere una idonea affettività necessaria allo sviluppo dell’emotività del proprio figlio. Comun denominatore di tutti questi aspetti relativi all’educazione della prole: una buona comunicazione.

 

Una società in accelerazione: e i figli in che posto li mettiamo?

È sempre più difficile svolgere l’arduo mestiere di genitore in una società in piena accelerazione in cui gli SMS hanno rubato il posto alle parole. In effetti, è vero, si corre troppo. E con noi anche i nostri figli. Ma “il problema” della loro crescita rimane un nodo da sviscerare, da affrontare ed è impegnativo, faticoso ma fondamentale per il loro futuro. Allora è bene ritagliare sempre una parte della quotidianità da dedicare loro per parlare, giocare, viverli, mettendosi al loro livello - senza distrazioni – ma con tanta voglia di ascoltarli e condividere le loro gioie e paure.

 

Le basi per una “buona” comunicazione tra genitori e figli

Il miglior approccio iniziale per un dialogo costruttivo è quello di prestare attenzione, vale a dire porgere l’orecchio senza superficialità (non si può far finta di ascoltare chattando tramite WathsApp!) per favorire l’apertura del nostro interlocutore, cercando di fare domande che mirino ad approfondire l’argomento affrontato, ma senza interromperlo. Inoltre bisogna capire cosa cerca il bambino: nostro figlio cosa si aspetta dal genitore con la sua domanda? Forse un consiglio, un chiarimento, la soluzione ad un problema.

È anche importante, per una comunicazione efficace, usare parole semplici. Per di più bisogna reprimere reazioni esagerate o tempestose, concentrando, invece, l’attenzione sullo stato d’animo con il quale il bambino racconta il proprio vissuto. Utile sarebbe evitare, quando ci si relaziona con lui, discordanze tra il linguaggio verbale e non verbale. Durante lo scambio di opinioni con i propri figli, andrebbero pure rinviati, ad un momento successivo, i giudizi personali per evitare frustrazioni o fraintendimenti. Per di più sarebbe meglio tralasciare di fare critiche severe e rimproveri dinnanzi al bambino (oltremodo vietate sono le minacce, rinfacciare il passato, ridicolizzare e mentire!) ed incoraggiarlo, invece, a fare domande se non è chiaro il concetto espresso dal genitore. E se si è discordi con quello che afferma: fargli capire che non è ovviamente un problema. In fondo  il rispetto è un altro caposaldo della comunicazione.

 

Strategie da tenere sempre a mente per una buona comunicazione

In sostanza, l’atteggiamento positivo del genitore, propenso ad avere una sana comunicazione con la prole, fa sì che il bambino costruisca un’immagine di sé gratificante e positiva, basi per una infanzia serena e un rapporto più aperto verso l’altro, anche da adulti. Ecco quindi i motivi per tenere sempre a mente alcuni pilastri per una sana comunicazione: in primis il rispetto nella comunicazione, mostrare la massima disponibilità verso il proprio figlio, mettersi nella condizione di farsi ascoltare e ricordarsi, inoltre, che i bimbi apprendono anche per imitazione e, in futuro, tenderanno sempre più a gestire emozioni e problematiche come gli adulti che tendono a imitare.

di Manuela Zazzara

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