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Enuresi: quando il piccolo, di notte, bagna il letto

Le cause del fenomeno possono essere varie e svelare anche un’alterazione della continenza urinaria. Le cure e l'assistenza psicologica per evitare stress e disagi che peggiorano solo la situazione

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Enuresi: quando il piccolo, di notte, bagna il letto

Con la consulenza del prof. Aldo Franco De Rose, specialista in urologia e andrologia alla Clinica urologica dell’università degli studi di Genova all’ospedale San Martino, Presidente nazionale dell’Associazione Andrologi Italiani.

 

Ci sono due forme di enuresi: primaria e secondaria. La prima è la più frequente e si manifesta nei piccoli che non hanno mai raggiunto il completo controllo della minzione. La seconda è quando il bambino bagna il letto dopo aver raggiunto il controllo della minzione.

L'enuresi notturna è l’emissione involontaria e incosciente di urina che si verifica nel sonno nei bambini con più di 5/6 anni d’età e senza lesioni all’apparato urinario. Invece, prima di quest’età, il controllo volontario dei meccanismi dell’apparato urinario non è ancora completamente sviluppato e fare la pipì a letto può essere un fatto del tutto normale. Tuttavia, anche se si tratta di un fenomeno caratteristico dell’infanzia, a volte il problema persiste anche tra gli adulti. L’enuresi è un’alterazione della continenza urinaria: per questo motivo, non va confusa con l’incontinenza. Se per enuresi s’intende uno svuotamento notturno, completo e corretto della vescica, che avviene in maniera del tutto involontaria, per incontinenza, invece, s’intende una perdita di urina, continua, intermittente o improvvisa, anche soltanto di poche gocce attraverso il canale urinario in seguito al rilasciamento o a lesioni del muscolo sfintere striato dell’uretra.

 

I consigli per i genitori

 Spesso, i soli farmaci non sono in grado di risolvere il problema dell’enuresi, ma serve anche l’aiuto dei genitori.

  • Vietato sgridare il piccolo, per non far aumentare i suoi sensi di colpa: possono far peggiorare di moltola situazione.
  • Non parlare del suo problema con altre persone, soprattutto con i suoi amichetti: si sentirebbe umiliato dal suo comportamento.
  • Non svegliarlo di notte, per evitare che faccia la pipì addosso: lui potrebbe viverla come una punizione.
  • Spiegare a lui e agli altri componenti della famiglia che si tratta di un fenomeno che si può e si deve curare.

 

Le cause (non psicologiche): stress e disagi peggiorano solo la situazione
Il problema è spesso dovuto a una riduzione dei livelli di vasopressina, un ormone prodotto da una zona del cervello (ipotalamo), anche se stress e problemi psicologici possono peggiorare la situazione. Il compito della vasopressina è di favorire il riassorbimento di urina a livello renale quando non è possibile svuotare la vescica, come quando si dorme. In questi piccoli malati, però, la vasopressina è prodotta in quantità ridotta durante la notte. Inoltre, spesso hanno una vescica più piccola del normale e producono più urina dei loro coetanei: pertanto, trattenere l’urina per tutta la notte è quasi impossibile. Altre cause possono essere anche un’eccessiva produzione di urina da parte dei reni dovuta alla presenza di importanti quantità di calcio o di sodio, oppure la presenza di troppa acqua all’interno dell’organismo, a causa di un’alimentazione particolarmente ricca di queste sostanze. Solo in una piccola percentuale di bambini il fenomeno è associato ad altre malattie. Quando il disturbo compare all’improvviso, spesso, è la conseguenza di un'infezione a carico della vescica. Se il disturbo dura da molto tempo, la causa dell’enuresi può essere dovuta a una malformazione del rene, che provoca un'eccessiva produzione di urina. Si è visto che la possibilità di andare incontro a enuresi è maggiore da 5 a 7 volte se in passato uno dei genitori ha sofferto dello stesso disturbo. È ben di 10 volte superiore alla media se entrambi i genitori hanno avuto questo problema. Infine, l’enuresi è più frequente se il bambino vive una situazione di grande disagio psichico da tempo, come ansia e senso di insicurezza.

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