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Crescere un bambino bilingue

Vi sono molti pregiudizi e false credenze sull’apprendimento di una seconda lingua. Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento

Crescere un bambino bilingue

Quanti genitori che appartengono a nazionalità diverse e, che quindi parlano lingue differenti, si sono chiesti come rivolgersi al proprio figlio. Con la lingua della mamma o del papà? Con la lingua parlata nel paese in cui si vive o con entrambe le lingue dei genitori? Se mamma e papà parlano lingue diverse di certo non è un problema per il proprio figlio! Crescere un bambino bilingue non ha sicuramente svantaggi né può creare problemi allo sviluppo linguistico del bambino, come invece molti credono. Ad esempio, tra i pregiudizi sul bilinguismo c’è l’idea che i bambini bilingui inizino a parlare più tardi. In realtà, i bambini inizieranno a parlare quando si sentiranno pronti a farlo, indipendentemente dalla lingua/dalle lingue che devono utilizzare. Oppure, ci si chiede se i bambini non si confondano nell’usare lingue diverse. A questa e, ad altre domande simili, ha risposto Antonella Sorace, nell’articolo “Raising Bilingual Children” pubblicato da The Linguistic Society of America e, la risposta è negativa. Per i bambini, imparare due o, più lingue non dovrebbe essere un problema. Altro ipotetico problema riguarda il fatto che un bambino possa mescolare due lingue. Può capitare infatti, che il bambino usi le parole di una lingua mentre parla nell’altra lingua. Questo fenomeno, detto code-mixing, è usuale,  normale e, soprattutto passeggero. Supererà questo momento quando acquisirà padronanza delle due lingue. Ma quando iniziare? Troppo presto, troppo tardi…i bambini, sin da piccoli posso apprendere una seconda lingua, anzi sarebbe consigliato iniziare ad esporre il proprio bambino a una seconda lingua da piccolissimo. Ma, se è vero che prima si inizia meglio è, è anche vero che non è mai troppo tardi. L’età è solo uno dei fattori che possono influenzare l’apprendimento di una lingua. Altri fattori sono le motivazioni e la possibilità di utilizzo della lingua. Nell’articolo la Sorace sostiene che non deve esserci un vero e proprio insegnamento da parte dei genitori, ma è importante l’esposizione e il bisogno. Se il bambino è esposto a una lingua in diverse situazioni e con diverse persone e, quindi sente il bisogno di quella lingua per poter interagire, saranno più motivati ad apprendere.

Uno dei metodi di cui i genitori possono servirsi è detto OPOL, ovvero one person-one language. Secondo questo metodo ogni genitore deve parlare al proprio bambino nella sua lingua.
Il problema di questo metodo potrebbe essere rappresentato dal riuscire o meno a bilanciare l’esposizione alle lingue. Il bambino infatti, ha bisogno di ascoltare spesso entrambe le lingue e in diverse situazioni. Maggiore è il tempo di esposizione a una lingua, più situazioni sperimenterà e migliore sarà il suo modo di esprimersi. È una situazione difficile da verificarsi, perché o mamma o papà non sempre hanno la possibilità di trascorrere lo stesso tempo a casa e parlare col proprio bambino. Ma, anche quando i genitori parlano la stessa lingua, l’ambiente esterno (asilo, scuola, parco) invierà una quantità di input a volte maggiore. Come spiega la Sorace, è quindi necessario trovare altre fonti di esposizione alla lingua che potrebbe essere meno utilizzata. Ad esempio, sono utili CD, DVD, cartoni animati in lingua straniera. È anche utile, naturalmente non solo per migliorare l’apprendimento di una seconda lingua, il contatto con i propri nonni o con altri familiari.

In conclusione, valutare di volta in volta il giusto metodo da utilizzare con il proprio bambino, non prefissandosi degli schemi, è sicuramente l’atteggiamento migliore. E, se non ci sentiamo sicuri, il pediatra saprà di sicuro consigliarci.

di Nilde Martire

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