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Bambini e autismo

I sintomi e i primi campanelli d’allarme

Bambini e autismo

Quella dell’autismo è una condizione complessa, attorno alla quale ruotano pregiudizi e fraintendimenti. La diversa sensibilità di questi pazienti, la loro scarsa empatia e la tendenza all’isolamento hanno ancora cause misteriose. E proprio per questo la polemica è aperta: sul tema si moltiplicano falsi miti. Alcuni affermano che la malattia sia provocata dalla tossicità di metalli pesanti, dai vaccini o addirittura da diete scorrette. Ma i ragazzi con autismo e le loro famiglie non hanno bisogno di polemiche, ma di sostegno, di leggi che garantiscano un’educazione e di servizi specializzati. Lo ribadisce la legge sul “Dopo di noi” e lo ripete da anni l’omonima associazione: bisogna attivare percorsi utili a dare prospettive ai disabili quando i genitori non ci saranno più.

“Ha quattro anni e non parla”
È fondamentale riconoscere il problema il prima possibile, in modo da iniziare precoci terapie per il bambino e la famiglia.

  • Alcuni bimbi, oltre a non dire neppure mamma e papà, non giocano e stanno tutto il giorno per conto loro ad allineare peluche, impilare scatoline con lo sguardo perso.
  • Nei casi più gravi non tendono le manine verso uno dei genitori per essere presi in braccio, non manifestano reazioni quando la mamma torna a casa, reagiscono poco ai suoni. Ma diventano irritabili se il rumore o la luce sono un po’ più forti del solito.
  • Non si interessano a giochi come il “nascondino del viso”, non sorridono, non mostrano gioia e curiosità. Spesso il loro sguardo è incapace di ricambiare empaticamente quello della mamma o di un’educatrice.
  • Con la crescita, i sintomi possono modificarsi: non riescono a stare seduti, a imitare gli altri, non rispondono al loro nome e sembrano non sentire quando qualcuno gli rivolge la parola.
  • Contemporaneamente in molti si presenta una selettività alimentare: preferiscono cibi solidi o liquidi – sempre quelli – oppure di un determinato colore. C’è chi richiede una particolare presentazione della frutta o della verdura, per esempio gli alimenti devono sempre essere disposti nello stesso modo, a cerchio, a cuore, a fiore.
  • Possono essere presenti problemi di linguaggio o stereotipie: alcuni bambini ripetono a pappagallo la parola o l’ultima vocale che hanno appena ascoltato con un tono monocorde, privo di intonazione.
  • Altri ancora tendono a camminare in punta di piedi, a muovere ossessivamente una parte del corpo (per esempio, fanno oscillare il busto).
  • Alcuni non interagiscono con i giocattoli, oppure ripetono lo stesso gesto cinquanta o sessanta volte, come accendere e spegnere la luce; premere il bottone dell’ascensore.
  • Tanti hanno disturbi del sonno, scambiano la notte con il giorno.
  • Crescendo non comprendono il significato simbolico del giocare: per loro le bambole non rappresentano le persone e non possono essere utilizzate per il “faccio finta di” essere una mamma, un cuoco, un giardiniere.



Verso i nove anni...
Il percorso scolastico è spesso difficoltoso. Questi ragazzini non ce la fanno a rispettare le regole: si muovono dal banco, non sono interessati alle spiegazioni dell’insegnante, si alzano senza permesso. Sovente non hanno le consuete “autonomie”: appendere il giubbino; allacciarsi le scarpe; sistemare biro, quaderni e materiale scolastico sul banco. A volte, non riescono a esprimersi e utilizzano frasi immature e incomplete: “voglio acqua” anziché “voglio un bicchiere d’acqua”. L’ambiente della classe spesso per loro è troppo rumoroso e presenta un numero di stimoli eccessivo. Alcuni hanno alterazioni sensoriali: tale ipersensibilità si manifesta non solo in ambito sonoro, ma anche tattile. Possono manifestare reazioni di nervosismo se devono indossare un paio di calze con un tessuto a non gradito. È importante motivarli: infatti, se lasciati soli, possono passare ore a far roteare un giocattolo, a battere una mano sul tavolo e, se vengono interrotti senza che a loro sia proposto un’attività stimolante, possono manifestare nervosismo e, a volte, aggressività. Altra caratteristica è la rigidità cognitiva: sono molto abitudinari e, se vengono introdotte variazioni al ritmo quotidiano, diventano nervosi o irritabili. Questo bisogno di “routine” può compromettere le attività ludiche e di gioco: un bambino potrebbe inquietarsi se gli si chiede di smettere di giocare a calcio per andare alla lezione di nuoto.

Nella fase dell’adolescenza
Nel periodo delle medie, sovente questi ragazzi fanno ancora più fatica. Anche piccoli cambiamenti dello stile di vita quotidiano, come l’uso del reggiseno, l’acne, la presenza della barba, nel caso degli autistici complica ulteriormente la vita. Lo sviluppo sessuale procede, le pulsioni si attivano, ma questo può essere un problema difficile da gestire per genitori e terapisti. Durante l’adolescenza la forbice sociale si allarga e sono sempre più evidenti le difficoltà: alcuni non riescono ancora ad acquisire abilità “normali”. In generale hanno problemi con il pensiero astratto, con i soprannomi, i doppi significati, le espressione del viso, tutti elementi che aumentano l’isolamento. Durante l’adolescenza continuano a essere i bambinoni di qualche anno prima con i loro medesimi interessi e attività che, spesso, rimangono uguali per tutta la vita. Il problema più grosso, ora, è “relazionale”: questi ragazzi sono motivati a stare con i compagni, ma non sanno come farsi accettare, non capiscono quando è ora di parlare e quando invece bisogna stare zitti, oppure intervengono in modo appropriato, ma in ritardo. In classe, magari ricordano la data di nascita di un personaggio storico, ma la dicono durante l’ora di scienze! Non hanno senso dell’umorismo, non colgono la gioia o il dolore di un compagno, non riescono a esprimere le emozioni e questo “muro di incomunicabilità” rende molto difficile l’integrazione nel gruppo.

di m.a.m
PARLIAMO DI: autismo, bambini, adolescenti

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