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Balbuzie: un disturbo molto comune

Provoca ansia, senso di imbarazzo e frustrazione. Non bisogna sottovalutare il problema fin dalla tenera età, perché si può curare

Balbuzie: un disturbo molto comune

La balbuzie non è la conseguenza di un’intelligenza ridotta e chi balbetta non è necessariamente una persona che soffre di disturbi d’ansia, anche se è vero che chi balbetta vive in uno stato di stress significativamente maggiore rispetto a chi è normofluente, a causa delle difficoltà che incontra nella vita di tutti i giorni. La scienza non ha ancora individuato in maniera univoca le cause della balbuzie. Può essere determinata a diversi livelli da fattori sia fisiologici sia psicologici, sia genetici (disturbo ereditario di origine genetica neurologica), sia derivanti da variabili ambientali e sociali. Comunque, si tratta di una complicata interazione tra lo sviluppo del linguaggio e le capacità motorie di produzione dei fonemi.

 

Consigli per i genitori

In Italia, per agevolare contatti con specialisti qualificati, per fornire libri e consulenza gratuita, c’è l’associazione Italiana balbuzie e comunicazione, Aibacom onlus (balbuzie.it/associazione - tel. 050 701467). Ci sono alcune precauzioni da adottare fin da subito

1. Non completare le parole o le frasi del bambino che balbetta e non parlare al posto suo. Questo atteggiamento non fa che sottolineare il difetto di linguaggio del bambino e lo fa sentire ancora più imbarazzato e frustrato.

2. Quando il bambino o ragazzo disfluente sta parlando, mantenere lo sguardo su di lui e non distorglielo, neanche quando è in difficoltà nel pronunciare le parole o la frase. Il contatto visivo è importante perché conferma allo studente che si è concentrati sul contenuto delle sue parola e non sulla forma in cui si esprime.

3. Non dire mai a un bambino balbuziente “parla più piano”, “rallenta”, “stai calmo” oppure “riprendi fiato”. Non serve a nulla e mette il bambino ancora più a disagio. La persona balbuziente prova già a controllarsi, sempre. Ma non ci riesce.

 

Le cifre del disturbo

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la balbuzie colpisce, in media, l’1% della popolazione mondiale. In Italia si stima che ne soffra circa 1 milione di persone. Il picco si ha con punte del 5% (circa 250 mila bambini) in età prescolare, appena iniziano a formare le prime parole o a costruire le prime semplici frasi. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, si tratta di una fase transitoria: il bambino che presenta questi sintomi smetterà di balbettare in breve tempo, senza il bisogno di alcun aiuto. Questo secondo gli studi di Yairi & Ambrose, che segnalano che il 74% dei bambini da 1 a 4 anni alle prese con questa difficoltà ha un naturale recupero della fluenza. È dopo i 4 anni che il problema si accentua e si deve assolutamente intervenire.

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