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Un’alterazione del DNA all’origine dell’iperattività dei bambini

Risiede in un cromosoma la causa del disturbo da deficit di attenzione

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Un’alterazione del DNA all’origine dell’iperattività dei bambini

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cardiff in Gran Bretagna ha condotto uno studio su 366 bambini e adolescenti con Adhd (acronimo inglese per disturbo da deficit di attenzione e iperattività), di età compresa tra i 5 e i 17 anni, i cui dati sono stati confrontati con quelli di 1047 bambini sani. I risultati, pubblicati dalla rivista scientifica The Lancet, confermano quanto già si ipotizzava: l’Adhd sarebbe dovuto a differenze in alcuni segmenti del Dna, duplicati o mancanti, nei bambini affetti dalla malattia.

L’Adhd è uno dei disturbi neuropsichiatrici più comuni in età pediatrica: si calcola un’incidenza tra il 3% e il 5% a livello mondiale, mentre in Italia si stima intorno al al 3/4%, che corrisponde a circa 270000-360000 bambini. I sintomi più comuni sono un notevole grado di disattenzione e da comportamenti che denotano iperattività e impulsività. Più precisamente, i bambini non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente, sono disattenti, agitati e impulsivi, fino a compromettere la loro vita di relazione e scolastica.

In particolare, l’alterazione nel patrimonio genetico riguarderebbe il cromosoma 16, lo stesso collegato alla schizofrenia, all’autismo e ad altri disturbi psichiatrici.

 

Cause diverse 

In base a questi risultati, i ricercatori hanno tratto importanti conclusioni, innanzitutto definendo queste rare varianti genetiche come ambiti prioritari nella ricerca sul disturbo, e hanno definitivamente respinto i dubbi sulla realtà scientifica di questa patologia.

Tuttavia, occorre precisare che, insieme al guasto nel Dna, concorrono altri fattori di natura non genetica in grado di favorire la comparsa del disturbo.

«L’origine dell’Adhd è complessa», precisa il professor Paolo Curatolo, della Clinica di neuropsichiatria infantile del Dipartimento di neuroscienze all’Università Tor Vergata di Roma e Presidente dell’International Child Neurology Association. «Se esiste una predisposizione genetica al disturbo, non va dimenticato che possono partecipare anche fattori di natura ambientale, come un eccessivo consumo di alcool e di nicotina da parte della donna in gravidanza, oppure una nascita prematura del piccolo».

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