Lo ha fatto Michelle Pfeiffer, Sandra Bullok, Madonna, Angelina Jolie con Brad Pitt e Tom Cruise. Hanno adottato dei bambini provenienti da ogni parte del mondo: ma loro sono divi e l’iter procedurale è stato diverso. Meg Ryan è andata fino in Cina a prendersi Daisy True. Sharon Stone era single e aveva 47 anni quando è diventata mamma di Laird Vonne, nato in Texas quattro anni prima. Invece Mia Farrow, nei suoi due matrimoni con Frank Sinatra e Andreé Previn, come nella relazione con Woody Allen, ne ha adottati 11, contandone già quattro dei suoi. Ci ha provato anche la signora Anna Rossi, aspirante genitore che, non sapendo come districarsi nel tortuoso universo delle adozioni, ha finito per lasciar perdere. Perché l’adozione non è cosa per tutti. Ci sono incontri, colloqui e verifiche. Quali sono tutti i passi da compiere? Due esperte come Maria Burani Procaccini e Maria Gabriella Zimpo, autrici della "Guida pratica all’adozione" (Salani), hanno scritto una bussola per orientarsi nel mondo delle case famiglia, degli enti per la tutela dei minori e degli istituti di accoglienza. Con consigli pratici per adottare un bambino, in Italia e all’estero.
Di adozioni oggi se ne fanno meno di quanto si potrebbe, nonostante la generosa disponibilità di tante coppie italiane e, soprattutto, nonostante l’altissimo numero di bambini che in ogni angolo della terra aspettano un "angelo" che li sottragga all’abbandono, alla solitudine, all’indigenza estrema, alle gravi vessazioni e soprusi a cui sono sottoposti. "Nel nostro paese ci sono 40mila bambini nelle case famiglia in uno stato di semi-abbandono permanente, abbiamo già presentato nella scorsa legislatura il disegno di legge sull'adozione aperta e sull'affidamento familiare internazionale, che è ancora fermo", sottolinea l’ex senatrice Maria Burani Procaccini: "Così si potrebbe risolvere la situazione di questi bambini che manterrebbero il legame con la famiglia di origine". In tutti i casi, un bambino in meno sulla strada dell’abbandono è una vittoria in più per ciascuno di noi. Sbaglia chi nel figlio vede un piezz’ e core’, un diritto, una proprietà."Un figlio è una persona che aiutiamo a percorrere una parte del cammino della vita, offrendogli i vestiti per star caldo, il cibo per crescere, il bastone per appoggiarsi quando è stanco, la spalla per piangere se è affranto, la cassa di risonanza per le sue risate e i suoi successi, Ma non ci appartiene mai", dice Maria Grazia Zimpo. "Figurarsi quando un figlio viene da lontano, e lui lo sa dentro di sé che ti ha sempre cercato, che la spalla, il bastone, il caldo, puoi davvero essere tu". Chi vuol essere "genitore nel cuore" metta a conto che in Italia, un bambino con gravi problemi familiari, ha tre percorsi davanti a sé per poter superare le difficoltà. La strada che segue cambia a seconda il disagio.
Incontinenza urinaria.
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