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Mamma, mi vedo brutta!

Si guardano allo specchio in continuazione e non sono mai contente del proprio fisico o del loro viso

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Mamma, mi vedo brutta!

Con la consulenza della dott.ssa CHIARA PAOLA OGGIONNI, Psichiatra e Psicoanalista ALIpsi (Associazione Lacaniana Italiana di Psicoanalisi).Collabora con Jonas Onlus, fondata e diretta dallo psicoanalista Massimo Recalcati.

 

Si trovano brutte, anche se in realtà non lo sono affatto. “Molte adolescenti - e l’80 - 90% sono femmine -” spiega la dottoressa Oggionni, “non si piacciono, anche se apparentemente non hanno alcun motivo oggettivo per non essere soddisfatte del proprio aspetto. Non hanno difetti eclatanti, sono normali o anche decisamente carine. Ma il dato di fatto è che non sono contente del proprio fisico o del loro viso. È come se riflettessero la propria immagine in uno specchio impietoso che deforma la realtà. Il vero specchio tuttavia non è quello appeso a un muro, ma lo sguardo ‘dell’altro’ che nel tempo dell’adolescenza rappresenta un’eredità dello sguardo materno, elemento fondante per l’immagine di sé. L’investimento narcisistico e affettivo di una madre sulla figlia femmina è la prima esperienza relazionale ed emotiva. L’insicurezza adolescenziale,il vissuto di non essere adeguata rispetto al mondo dei coetanei è da far risalire al rapporto con la madre”.


Perché quest’attenzione esagerata?

“A meno che non ci siano problemi fisici gravi, malattie genetiche, malformazioni - spiega la dottoressa Oggionni - si ha coscienza del proprio corpo solo dopo la pubertà. Da bambini non si presta attenzione all’aspetto fisico, tranne nei casi in cui vi siano problemi palesi, come nell’obesità infantile dove i bambini hanno difficoltà a camminare, a vestirsi, a giocare con i coetanei e diventano oggetto di scherno da parte del gruppo o di osservazioni taglienti anche da parte di alcuni adulti. Dopo i 12 - 13 anni per le femmine e i 15 - 16 per i maschi, invece, ci si sofferma moltissimo su un corpo che è cambiato radicalmente, in tempi velocissimi”. Quelle che fino a pochi mesi prima erano bambine, sono diventate donne. Solo dal punto di vista fisico, però. C’è a quest’età una specie di discronia tra il corpo e la mente. Si tratta spesso, infatti, di “piccole donne” dal punto di vista estetico e fisiologico, ma ancora di bambine sul versante psicologico, cognitivo e sessuale. Attratte dalla scoperta di un corpo nuovo e quindi interessante, da scoprire, ma spesso prive di strumenti psicologici che vadano al di là di una percezione puramente estetica e superficiale.


Specchio, specchio delle mie brame...

Perché le adolescenti si vedono brutte quando non lo sono per nulla? Lo specchio riflette l’immagine che c’è, ma per sostenere la propria immagine allo specchio ci vuole una conoscenza stratificata di sé che non appartiene all’età adolescenziale. E allora basta veramente pochissimo per mettersi totalmente in discussione. Una critica da parte di una coetanea è spesso sufficiente a destabilizzare l’immagine di sé fragile e non strutturata. La propria identità, non ancora ben salda e costruita, scricchiola e vacilla di fronte a un commento negativo di una pari grado. Un difetto minimo, talvolta quasi inesistente, può diventare così motivo di angoscia. Si sposta così sul corpo una frustrazione psicologica.

 

Che fare?

“Pensare, guardare bene cosa sta succedendo e agire immediatamente”, puntualizza la dott.ssa Oggionni. Rivolgendosi a uno specialista. E mettere la propria figlia di fronte all’evidenza del disagio psichico, senza aggirare o rimandare una questione che da sola non si risolverà. Se il problema è il rapporto con il cibo, assumere un atteggiamento fermo, facendo appello a regole di vita: “Se continui a non mangiare, non solo starai male, ma finirà che dovrai rinunciare alle uscite con gli amici, all’amore, alle altre cose belle che la vita ti offre”.


Quali i rischi?

Che la percezione negativa di sé si trasformi in una sorta di ossessione paralizzante dalla quale possono scaturire disturbi del comportamento alimentare (anoressia), depressioni, dismorfismo, cioè una percezione alterata di sé che porta spesso l’adolescente dal chirurgo plastico”.


Campanelli d'allarme

Lunghi silenzi e interruzione della comunicazione con genitori e fratelli. Apatia. Chiusura nei confronti del mondo (rifiuto delle uscite con gli amici) e isolamento fisico (chiusa in camera per ore). Comportamenti anomali nei confronti del cibo: scuse reiterate per non mangiare, finti mal di pancia, impegni improvvisi all’ora di pranzo. Nervosismo eccessivo e irritabilità, a volte aggressività. Dimagrimento.

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