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Malattie nelle carceri: al via La salute non Conosce Confini

Dagli infettivologi SIMIT e SIMSPe-onlus, allarme per la diffusione delle patologie infettive croniche negli istituti penitenziari italiani. In particolare, infezione da HCV e epatite cronica attiva, con conseguente evoluzione in cirrosi epatica.

Malattie nelle carceri: al via La salute non Conosce Confini

La Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe-onlus) e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), e Network Persone Sieropositive Italia (NPS), data l’importanza epidemiologica e sociale della diffusione delle malattie infettive all'interno delle carceri italiane, presentano la nuova edizione 2015 de “La Salute non Conosce Confini”, campagna d’informazione e sensibilizzazione sulle patologie infettive croniche diffuse negli istituti penitenziari italiani.

“Intercettando le malattie del detenuto si può offrire la possibilità di cura all’interno del carcere e non rischiare la diffusione una volta fuori dalla prigione, laddove si moltiplicano i comportamenti a rischio che possono far proliferare talune gravi infezioni.”, sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Presidente Società Italiana Malattie Infettive.

Il progetto, sostenuto già da quattro anni da un contributo di società private farmaceutiche, ha permesso la produzione dei dati più recenti ed attualmente disponibili sulla diffusione delle Malattie Infettive all’interno del Sistema Penitenziario Italiano.

Dopo il transito delle competenze sulla Sanità Penitenziaria dal Ministero della Giustizia al S.S.N., le uniche stime oggi a disposizione di chi amministra sulla diffusione di virus epatitici B e C, Tubercolosi, HIV-AIDS, malattie sessualmente trasmesse, Psoriasi e  rischio infettivo nelle persone detenute sia italiane che straniere, derivano quasi esclusivamente dai dati prodotti dagli specialisti SIMIT e SIMSPe-onlus.

“Provo disagio come rappresentante del popolo per quanto poco si è fatto sinora”, così ha esordito il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri in apertura del convegno per il lancio della campagna promossa da Simit – Simpspe. “È un problema che pone l’inadeguatezza del sistema. Mancano misure di carattere strutturale e il capitolo drammatico della sanità non ha trovato ad oggi soluzioni. Il monito dell’Europa ci impone di individuare le condizioni di garanzia per la salute dei detenuti nel sistema penitenziario. Gli spazi sono impossibili per la convivenza, e oggi lanciamo questa campagna con le società Scientifiche anche grazie al contributo dei privati che sostengono gli affanni dello Stato – conclude Lettieri – Occorre però fornire delle proposte che provengano dallo stesso legislatore”.

 

I dati

L’importante diffusione, stimata tra il 30 ed il 40% dei residenti, dell’infezione da HCV ed epatite cronica attiva con evoluzione in cirrosi epatica che ne consegue, appare oggi come un'impellente emergenza sanitaria da affrontare quanto prima. Ma i dati dimostrano in modo inoppugnabile come anche per le altre patologie infettive la diffusione abbia raggiunto livelli preoccupanti.

Oltre la metà delle persone detenute risulta venuta a contatto con il virus dell’epatite B, anche se coloro che risultano portatori attivi di malattia si attestano intorno al 5-6% dei presenti. I test di screening cutanei sulla tubercolosi, che non rilevano la malattia attiva ma permettono d’identificare i portatori dell’infezione che, notoriamente, la manifestano solo in caso di riduzione delle difese immunitarie, risultano 15-20 volte superiori alla popolazione generale e, tra i detenuti stranieri, oltre la metà risultano positivi.

L’infezione da HIV è ancora oggi ampiamente diffusa tra le persone detenute tossicodipendenti, con prevalenze in questi maggiori del 20% e del 5-7% sulla popolazione generale residente. Le malattie a trasmissione sessuale appaiono di frequente riscontro in tale ambito e, segnatamente, la sifilide pur interessando non più del 2-3% dei presenti, mostra un tasso di inconsapevolezza elevatissimo (>85%).

La prossima introduzione di nuovi farmaci per il controllo di alcune di queste infezioni, potrebbe permettere una loro cura durante il periodo detentivo, restituendo alla Società uomini liberi sia dalla propria pena che da un’infezione oramai non più trasmissibile.

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