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Malattie cardiovascolari: Sanità e mondo del lavoro uniti per la prevenzione

Dalla Fondazione Italiana per il Cuore, la proposta di un’alleanza capace di centrare l’obiettivo ‘25by25 goal’ dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la riduzione della mortalità causata dalle patologie del sistema cardiovascolare.

Malattie cardiovascolari: Sanità e mondo del lavoro uniti per la prevenzione

Una maggiore collaborazione fra Sanità e mondo del Lavoro: è questa la strada promossa dalla Fondazione Italiana per il Cuore al fine di ottenere migliori risultati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Riunita a Roma con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, del mondo sanitario, economico ed istituzionale, la FIPC ha delineato le azioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo “25by25” fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ambizioso ma raggiungibile, “25by25” si propone di ridurre del 25% la mortalità per malattie croniche non trasmissibili – fra cui le malattie cardiovascolari – entro il 2025. 

La proposta della FIPC nasce dalla considerazione che le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Europa e in Italia, e dalla consapevolezza che nei luoghi di lavoro è possibile raggiungere oltre 20 milioni di persone per le quali intervenire sui fattori di rischio: alimentazione scorretta, sedentarietà, stress, fumo, elevata pressione sanguigna, elevati livelli di colesterolo, sovrappeso e obesità, diabete, influenza.

Il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare non è ancora soddisfacente: a fronte di miglioramento dei dati di pressione arteriosa e fumo, peggiorano i dati relativi a colesterolemia, sovrappeso e obesità. Il 59% dei diabetici e degli ipertesi e il 72% degli ipercolesterolemici non è consapevole di essere portatore di fattori di rischio o non segue terapie. Nonostante i farmaci a disposizione, inoltre, esiste un problema di scarsa aderenza alle terapie: solo il 20% circa dei diabetici, ipercolesterolemici e ipertesi, ad esempio, è trattato in maniera adeguata.

Al beneficio, in termini di miglioramento della salute dei cittadini, si associa inoltre un vantaggio anche per lo stesso mondo del lavoro: avere collaboratori in salute, infatti, migliora l’ambiente di lavoro e i livelli di efficienza e produttività e riduce, ad esempio, i giorni di lavoro persi per malattie e cure.

La condivisione dell’impegno, anche economico, con il mondo del lavoro offre infine una opportunità ulteriore di promozione della salute nella popolazione per un sistema sanitario che ha già la responsabilità di curare efficacemente i cittadini con costi sempre più elevati.

A far riflettere, anche i dati relativi ai costi economici e sociali. I costi diretti sanitari per le malattie cardiovascolari in Italia ammontano a circa 16 miliardi di Euro e quelli relativi alla perdita di produttività sono stimati in circa 5 miliardi nel 2011. Secondo i dati INPS (2001-2012) le malattie del sistema circolatorio rappresentano inoltre la prima voce di costo in termini di assegni di invalidità e il 21% del totale delle prestazioni erogate dall’INPS per gruppi di patologie.

Una più efficace prevenzione, unita ad una migliore adesione alle terapie per coloro che sono in trattamento, è in grado di ridurre la spesa pubblica.

In quest'ottica, un forte impulso alla prevenzione cardiovascolare può arrivare dai luoghi di lavoro, attraverso un piano d’azione che comprenda alcuni punti:

  • Favorire il counseling, per informare i dipendenti sull’importanza della prevenzione delle malattie trasmissibili e delle patologie cardiovascolari in particolare;
  • Effettuare campagne di screening per i fattori di rischio cardiovascolare nei luoghi di lavoro;
  • Favorire una alimentazione corretta e bilanciata nelle mense aziendali;
  • Promuovere azioni di team building incentrate su movimento e attività fisica, mettendo a disposizione adeguati spazi o favorendo l’accesso alle palestre anche esterne alle aziende stesse;
  • Rinforzare i programmi di protezione contro il fumo.

 “Alle Istituzioni chiediamo di investire di più nella prevenzione tenendo conto che questo investimento si traduce in un risparmio della spesa sanitaria; alle aziende chiediamo di contribuire a questo tipo di investimenti favorendo la conoscenza e la diffusione delle informazioni sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e sui corretti stili di vita - ha dichiarato la Prof.ssa Elena Tremoli, Presidente della Fondazione Italiana per il Cuore -. Solo così riusciremo a centrare l’obiettivo della riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari e il ‘25by25 goal’ dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.”

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