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Lombalgia: dalla placenta dei tagli cesarei, una nuova tecnica risolutiva

Ne soffre 1 giovane su 5. Il Prof. Nardi: “Gli sportivi più soggetti ai problemi della colonna vertebrale. Tecniche innovative per i chi soffre di ernie del disco”. I consigli dell’Associazione Chirurgia Italiana Spinale Mininvasiva e Robotica.

Lombalgia: dalla placenta dei tagli cesarei, una nuova tecnica risolutiva

Un giovane su cinque (dai 20 ai 40 anni) soffre di lombalgia: sono gli sportivi i più soggetti ai problemi legati alla colonna vertebrale, ma sono anche quelli che se ne accorgono prima. La degenerazione discale è però spesso legata a un problema congenito, quindi ci sono anche persone che sopportano grandi sforzi fisici, ma che non ne soffrono. Tra le cause principali sottolineate dagli specialisti c’è anche il fitness senza controllo specifico: la mancanza di un istruttore o un allenamento frettoloso aumenta esponenzialmente la probabilità di malattia. Sconsigliata la corsa, che provoca un movimento non uniforme e che potrebbe causare ulteriori squilibri a livello vertebrale. Un’indagine in Italia segnala che l’8,2% della popolazione ha riferito di essere affetto da lombosciatalgia (7,3% maschi e 9,3% femmine).

“Sono gli sportivi i più soggetti ai problemi legati alla colonna vertebrale, ma sono anche quelli che se ne accorgono prima. Sono disponibili tecniche innovative per i giovani atleti che soffrono di ernie del disco”, segnala il Prof. Pier Vittorio Nardi, Presidente dell'Associazione Chirurgia Italiana Spinale.

Tradizionalmente, sono quattro le tecniche che vengono usate per risolvere il problema “ernia al disco”:

  1. intervento percutaneo,
  2. endoscopica,
  3. microchirurgica,
  4. microchirurgica strumentata, con supporti strumentali, ossia gli spaziatori.

 

Nuove tecniche risolutive: MEMBRANE AMNIOTICHE

Secondo i più recenti studi, c’è un nuovo modo per guarire da questa problematica tramite l’iniezione di membrane amniotiche, rivelatesi di successo per la guarigione di tre pazienti su quattro.

Le membrane amniotiche, iniettate da un flaconcino, fornito dalla Fondazione Banca dei Tessuti di Treviso, un’autentica eccellenza italiana, consentono un tempo d'intervento di circa 15 minuti. Il successivo inserimento dei due fixet, “ammortizzatori” che consentono sia la unzione di scarico biomeccanico della colonna sia qualla rigenerativa delle membrane, garantisce una ripresa rapida, con appena due giorni di ricovero, senza bisogno di ulteriori trattamenti successivi. Solo la presenza dell’ernia non permette l’intervento con le membrane amniotiche, poichè è già tardi.

L'intervento con membrane è consigliato soprattutto per i giovani in quanto dopo i 50 anni il disco risulta essere più fibrotico e risponde meno all'azione rigenerante delle membrane stesse. La membrana amniotica viene estratta dalla placenta raccolta da taglio cesareo in elezione. Le sue principali caratteristiche: tessuto scarsamente immunogenico che permette di essere innestato senza terapia immunosoppressiva e senza rischi di rigetto; riduzione delle infiammazioni; diminuzione del tessuto cicatriziale; presenza di fattori di crescita; antimicrobico e antifibrotico.

In ottemperanza alle linee guida nazionali vengono eseguiti tutti i test sierologici della donatrice, esami colturali per la ricerca di batteri aerobi ed anaerobi durante tutti gli step di attività. La membrana amniotica riduce la formazione di tessuto cicatriziale in prossimità della dura madre o sopra di essa; riduce l’infiammazione del sito chirurgico; promuove il processo di guarigione; funge da barriera per fornire un piano di dissezione.

 

SINTOMI E CONSIGLI

I sintomi più gravi che devono funzionare da campanello d’allarme sono le lombalgie recidivanti: è normale avere un paio di volte l’anno una situazione di blocco e di dolore non sopportabile. Se questa situazione perdurasse per mesi ed anni, è necessario intervenire prontamente. Il tempo tecnico in cui si preserva il disco dall’ulteriore degenerazione è di un anno e mezzo.

In attesa dell’intervento, si consigliano attività di fisioterapia o sport: meglio il nuoto a dorso che consente lo scarico della colonna e tonifica i muscoli paravertebrali, ma è opportuno anche perdere un po’ di peso. Se non si dispone di sufficiente esperienza nel comprendere la natura del dolore, è suggerito sottoporsi a test specifici: si blocca il disco con un anestetico per capire se la situazione migliora o meno, per capire se è quella la parte interessata.

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