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L’Italia obesa

Italiani e bilancia: un rapporto non sempre facile, soprattutto in tempo di crisi

L’Italia obesa

Secondo il recente Rapporto Istat Noi Italia, il Molise acquisisce il triste primato di regione italiana con maggiore incidenza di obesità; in particolare, sono presenti circa il 13,5% di adulti obesi. Gli altri posti di questa preoccupante classifica sono occupati dalla Basilicata (13,1%), dalla Puglia (12,6%) e dall’Emilia-Romagna (12%). Ricordiamo inoltre che la media nazionale italiana di adulti obesi è di circa il 10%. L’Italia è risaputa essere uno dei paesi dove si mangia meglio grazie soprattutto alla dieta mediterranea, di cui sono conosciuti i molteplici benefici. Ma i dati di questa ricerca sembrano adesso smentire la nota qualità dell’alimentazione del nostro Paese e a questo punto occorre interrogarci sulle motivazioni che determinano il continuo aumento di queste percentuali.

 

Fattori obesogeni

Fino a circa la fine del XIX secolo la condizione di soprappeso, o meglio ancora di obesità, veniva interpretata come una condizione utile alla sopravvivenza; inoltre, era considerata anche come un indice di stato economico e sociale decisamente elevato. Le donne, in particolare, in soprappeso, erano quelle più desiderate proprio perché considerate come le più fertili capaci di generare una prole sana. Fortunatamente questo stereotipo è stato superato e sostituito da una visione decisamente negativa e più realista di questa condizione proprio perché responsabile della riduzione dell’aspettativa di vita in quanto fattore determinante per l'instaurarsi di numerose patologie. Noti sono i cosiddetti fattori obesogeni cioè i generatori di obesità: l’evoluzione della tecnologia alimentare che ha contribuito ad una maggiore disponibilità di cibo; l’aumento delle dimensioni delle porzioni; la produzione di cibi ipercalorici e iperlipidici; la riduzione del dispendio energetico favorita dallo sviluppo dei mezzi di locomozione e dall’aumento dei tempi di permanenza davanti a tv, computer e videogiochi.

 

Non solo numeri sulla bilancia

Peso, BMI, chilocalorie assunte nell’arco della giornata, dispendio energetico giornaliero, circonferenza addominale, plicometria, impedenziometria, sono una serie di dati necessari per la valutazione della condizione di soprappeso, di obesità e del rischio associato di malattie. Ma è giusto associare il soprappeso e l’obesità esclusivamente a dei dati al di sopra dei valori soglia? A pesare sulla bilancia è anche la crisi economica che stiamo vivendo perché è in grado di influire negativamente sulla qualità della nostra alimentazione. Le famiglie tendono a risparmiare anche sulle spese alimentari e ciò si riversa negativamente sulla qualità dei prodotti acquistati: scendono precipitosamente i consumi di frutta e verdura, di pesce e di carne della quale si iniziano a preferire i tagli meno pregiati; mentre aumentano paradossalmente il consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero (pizza, merendine, bibite gasate, cibi da fast food, cibi precotti) proprio perché più economici. Gli acquisti vengono fatti principalmente nei discount; inoltre, vengono preferite le confezioni maxi proprio per risparmiare. Ad essere tagliate sono anche le spese destinate allo sport e all’attività fisica perché ritenute non indispensabili.

 

Miti da sfatare

Il difficile momento economico che stiamo vivendo, è inutile negarlo, ci sta rendendo più poveri e più malnutriti. Se la crisi ci ha portato al cambiamento delle abitudini alimentari, non è detto che questo cambiamento sia totalmente negativo: sta a noi cambiare il modo di fare la spesa. Si può mangiare sano anche facendo economia: un buon piatto di pasta e legumi è la giusta combinazione tra alimentazione sana, perché capace di fornirci il giusto apporto proteico, e basso costo. Niente succhi di frutta, anche se sono tra i prodotti venduti a basso costo, ma acquistate frutta e verdura di stagione, soprattutto se locale: hanno anch’esse un basso impatto sulle spese economiche familiari così come tagli di carne meno pregiati come lo spezzatino al posto del filetto, o le carni bianche. Uova e legumi sono una eccellente alternativa a basso costo che possono ben sostituire carne e pesce. A questo punto non possiamo più negare che ciò che mettiamo nel carrello della spesa non è solo dipendente da un fattore economico, ma soprattutto culturale.

 

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di Dott.ssa Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)

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