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L’intruso nel piatto: lo scandalo della carne di cavallo

Carne equina nei prodotti preconfezionati: l’ennesima truffa che colpisce il consumatore

L’intruso nel piatto: lo scandalo della carne di cavallo

Nonostante nel 2011 siano stati effettuati circa 1 milione di controlli per garantire la sicurezza alimentare determinando il sequestro di circa 24 milioni di Kg di alimenti contraffatti e alterati, le contraffazioni alimentari restano sempre uno dei temi che quasi giornalmente ritroviamo in prima pagina. Ben noto è il recente scandalo della carne di cavallo non dichiarata nelle etichette di piatti già pronti venduti da note aziende italiane. I controlli effettuati dagli organi di competenza hanno fatto emergere la presenza di circa 1% di carne equina nei prodotti preconfezionati. Immediato è stato il ritiro di migliaia di confezioni di tortellini, pasta fresca ripiena, lasagne, sughi e ragù dagli scaffali. È bene però ricordare come l’intervento dei Nas sia dovuto alla scorrettezza delle etichette: non c’è alcuna emergenza sanitaria. Lo scandalo si è allargato a macchia d’olio determinando il coinvolgimento di 24 paesi e il ritiro dal mercato di circa 200 prodotti.

 

Perché contraffare le etichette

La scoperta della presenza di carne di cavallo non dichiarata nelle etichette ha fatto sorgere un inquietante dubbio cioè che la carne usata non derivasse da animali destinati all’alimentazione, ma ad esempio, per attività sportive. Per verificare ciò, il Ministero della Salute, in accordo con l’Unione Europea, sta svolgendo una serie di controlli per verificare l’eventuale presenza nella carne equina ritrovata nelle confezioni sequestrate del fenilbutazone, farmaco veterinario con azione antinfiammatoria, utilizzato proprio per la cura degli animali da corsa. La paura è anche i possibili effetti che i farmaci ad uso veterinario possano avere sulla nostra salute.

 

Perché la carne di cavallo

Sono diverse le ipotesi avanzate che cercano di motivare l’illecito. Il più plausibile è quello pubblicato su The Guardian, secondo il quale questo rappresenta un modo per eliminare i cavalli da corsa che non sono più in grado di gareggiare. La legge vieta infatti che questa categoria di animali venga usata per scopi alimentari, impedisce inoltre che questi cavalli vengano abbattuti, ma impone il loro mantenimento fino a morte naturale. Ovviamente tutto ciò ha un impatto economico elevato per i padroni degli equini. Lo “smaltimento” di questi cavalli tramite vie illegali e clandestine rappresenta quindi la soluzione ideale. Ad incoraggiare l’uso della carne di cavallo nei preparati alimentari sono anche i vantaggiosi costi: nonostante la carne equina sia considerata pregiata, in Romania viene venduta al prezzo di 50 centesimi al chilo, contro i 3 euro della carne bovina. Questa informazione è stata recentemente pubblicata sul Financial Time. Vista la crisi economica, questi prezzi di vendita risultano decisamente vantaggiosi. Ad avvalorare questa tesi è il notevole aumento delle macellazioni, nell’ordine delle migliaia di capi, che si è assistito tra il 2008 e il 2012 nel Regno Unito, negli USA, nel Messico e nel Canada.

 

Le altre frodi

Secondo la Coldiretti, nel 2012 la scoperta delle frodi in Italia ha determinato il sequestro di circa 20 milioni di chili di alimenti e bevande per un valore complessivo di circa 468 milioni di euro. Grazie sempre alle indagini svolte dalla Coldiretti, i prodotti alimentari che sono oggetto di frodi sono: farina, pane e pasta, pari al 16 % in valore del totale sequestrato; carne e allevamenti (11%), latte e derivati (8 %), vini e alcolici (5%). In particolare, il 31 % del valore dei prodotti sequestrati sono provenienti dalla ristorazione. Queste ultime scoperte hanno determinato l’inevitabile chiusura dei locali. Il consumatore è sempre più confuso: etichette illeggibili e non sempre chiare, codici che celano ingredienti e provenienza del prodotto non sempre dichiarata. In più, la produzione del prodotto alimentare da parte di grandi e note aziende, grazie anche a questo ennesimo scandalo, non rappresenta più una garanzia di qualità e affidabilità del prodotto. Difficile cancellare dalla memoria i numerosi e recenti scandali responsabili di frodi alimentari che hanno spaventato i consumatori: la mucca pazza nel 2001, l’emergenza aviaria 2003 , la carne contaminata dalla diossina nel 2008, la mozzarella blu nel 2010, il batterio escherichia coli nel 2011 che fece crollare erroneamente le vendite dei cetrioli.

 

Cosa possiamo fare

Anche se alla luce dei fatti possa sembrare adesso un consiglio inutile, è bene che il consumatore impari a soffermarsi maggiormente a leggere le etichette e a soprattutto a porsi delle domande quando queste sono poco chiare. Nessuno ci obbliga ad acquistare un prodotto e se questo non ci convince, abbiamo nei supermercati la possibilità di un’ampia scelta. È il consumatore che fa la differenza, non il prodotto. Non lasciamoci accattivare da slogan o colori quando acquistiamo un prodotto, ma dalla qualità dei suoi ingredienti. Impariamo ad usare il web per fare i nostri acquisti: prima di fare la spesa, facciamo un giro sui diversi portali internet. Esistono numerosi siti che hanno come obiettivo la tutela del consumatore grazie ai quali possiamo avere importanti notizie sia sulle aziende produttrici che sui prodotti.

di Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)

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