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L’intestino: il nostro secondo cervello

Le esperienze negative creano un deposito di molecole emozionali lungo il tratto gastroenterico, che possono farci ammalare. Come “digerirle” e superarle

L’intestino: il nostro secondo cervello

Con la consulenza del dott. ARMANDO INGEGNIERI, psicologo clinico e ricercatore, fondatore della Psicologia del Secondo Cervello.

 

Perché quando siamo felici sentiamo le farfalle nello stomaco? Perché se stiamo provando una sensazione negativa avvertiamo un groppo nella pancia? Perché le emozioni non risiedono nel nostro primo cervello, quello nella testa, ma nel secondo, ossia quello che risiede nel nostro intestino. Ebbene sì: abbiamo due cervelli, quello della ragione e quello delle emozioni. Le emozioni sono un nutrimento, come il cibo. Quelle positive, ma anche quelle negative. Ed esattamente come un alimento può rimanerci indigesto, così può accadere anche per le difficoltà della vita. Ed ecco che alimentiamo, con le molecole delle emozioni, il nostro secondo cervello, quello della memoria emotiva, che risiede lungo tutto il tratto gastroenterico. E quando la nostra “dispensa” dell’emotività è piena, rischiamo di ammalarci. Molti disturbi fisici (reflusso gastroesofageo, gastriti, coliti, ulcere o disturbi della pelle) possono avere un’origine psicosomatica. Una tecnica psicologica ci aiuta a imparare a vivere meglio le emozioni (belle e brutte) e a sentirci più in salute.

 

Alla scoperta della fonte del malessere

Noi abbiamo due cervelli. Il Secondo cervello è il sistema nervoso che ricopre tutto il tratto gastro-enterico, dall’esofago fino all’ano, riscoperto da Michael Gershon (Direttore del Dipartimento di Patologia e Biologia Cellulare della Columbia University di New York), ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. Non a caso, le cellule dell’intestino producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere. Studi scientifici hanno dimostrato l’esistenza di un asse pancia-testa. Così, se l’intestino si ammala può influenzare il nostro umore. Le forme di colite, ulcere, disturbi del tratto gastroenterico spesso non sono altro che un effetto, non la causa del problema. La vera causa di tutto è ciò che noi abbiamo vissuto e memorizzato nel corso della vita, la sede della nostra memoria emotiva. Tutti gli stress, i traumi dell’infanzia, le paure, i dispiaceri vanno come a archiviarsi nel nostro secondo cervello, creando la cosiddetta memoria emotiva. È molto semplice: l’evento che la persona vive, lo comunica dal primo al secondo cervello attraverso delle molecole informazionali, che si depositano lungo il tratto gastroenterico, creando un vero e proprio strato. Man mano che queste molecole si sovrappongono, si forma un vero e proprio strato, un accumulo che nel tempo crea somatizzazioni, aspetti comportamentali, umorali, problematiche vere e proprie, come attacchi d’ansia o di panico, disturbo bipolare.

 

Se il “deposito” è pieno

Il deposito delle molecole nella Memoria Emotiva influisce sulla fisiologia del corpo. Quando ci sono troppe emozioni bloccate possiamo soffrire di problemi fisici vari: reflusso, gastrite, colon irritabile, ulcera, disturbi della pelle, problemi di pressione arteriosa... Un esempio: nel caso di un vissuto non ancora “digerito” (come una delusione non capita), le molecole emozionali non si vanno a depositare nel punto giusto, ma possono restare in una zona vicino allo stomaco, in un punto della digestione. Quindi un’ulcera può essere la somatizzazione di un vissuto mai digerito. Non sempre, però, siamo coscienti di quali eventi gravi o piccoli traumi o dispiaceri hanno nel tempo riempito la cosiddetta dispensa della memoria emotiva. Questo deposito di molecole emozionali, che man mano cresce, crea alcuni comportamenti e stati d’animo. “Qualche anno fa non avevo paura dell’aereo”; “In passato non avevo mai paura”; “Non avevo gli scatti di rabbia che ho ora”; “Qualche anno fa digerivo tutto”; “Prima mi alzavo al mattino sereno, oggi mi sveglio con l’ansia”; “Da giovane vivevo le emozioni con serenità, ora le vivo male o non riesco a viverle”…

Questi sono tutti campanelli di allarme di una difficoltà nel vivere le emozioni. Come se il nostro organismo ci difendesse, perché ha un deposito troppo pieno. Ci lancia dei segnali. Che cosa fare? Vanno ricercati i motivi dei malesseri, interrogando la memoria emotiva e, piano piano, svuotandola.

di Angelica Amodei
PARLIAMO DI: memoria emotiva,

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