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In aumento rischi per ictus da fibrillazione atriale non diagnosticata

In occasione della Giornata mondiale contro l’ictus 2014, che si celebra mercoledì 29 ottobre, richiesta dai cardiologi una più accurata diagnosi dell’aritmia cardiaca causa della patologia neurologica dalle conseguenze spesso fatali.

In aumento rischi per ictus da fibrillazione atriale non diagnosticata

Si celebra oggi, mercoledì 29 ottobre, la X edizione della Giornata Mondiale contro l’ictus, attualmente la seconda più comune causa di morte nel mondo, responsabile approssimativamente di 6,2 milioni di decessi ogni anno.

Una delle maggiori cause di ictus è la fibrillazione atriale, che ne aumenta da 3 a 5 volte il rischio e del 50 % il rischio di esito fatale e di disabilità conseguente. La gestione dei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare è il centro di un’indagine globale iniziata a luglio di quest’anno su cardiologi di tutto il mondo, condotta da Harris Poll per conto della Heart Rythm Society in collaborazione con Daiichi Sankyo.

La prima parte di questa ricerca ha coinvolto 1.100 specialisti provenienti da 7 Paesi: Brasile, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Dai primi risultati è emerso con notevole evidenza quanto i pazienti affetti da fibrillazione atriale siano spesso diagnosticati in ritardo. Secondo la quasi totalità dei cardiologi (98%) ciò è dovuto principalmente all’asintomaticità (86%) e alla scarsa consapevolezza della malattia nei medici di medicina generale (40%) e nell’opinione pubblica (36%).

L’educazione diventa fondamentale, quindi, per sviluppare un approccio multidisciplinare di cura, gestione e prevenzione della malattia e delle sue potenziali conseguenze: l’84% degli intervistati crede infatti che un coordinamento tra diversi team specializzati sia necessario, eppure solo 1 su 3 ritiene che questo sia realizzato in modo adeguato, mentre dai restanti si solleva la richiesta di un maggior impegno da parte di tutte le figure sanitarie coinvolte, inclusi i caregiver, nella gestione dei pazienti, soprattutto quando  presentano condizioni di comorbilità.

Per prevenire l’ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale sono disponibili diversi trattamenti anticoagulanti, ciò nonostante uno su tre di quanti presentano un livello di rischio tale da giustificare l’assunzione di questa terapia (come indicato dalle attuali linee guida) non la riceve. Il motivo? Ciò avviene soprattutto per il rifiuto del paziente, l'alto rischio di sanguinamento e la presenza di controindicazioni.

Secondo il sondaggio, sono 3 i fattori principali che i cardiologi considerano nella decisione di somministrare terapia anticoagulante:

  1. il rischio di emorragia per i pazienti,
  2. l’anamnesi di ictus emorragico,
  3. la compliance.

Nella scelta della tipologia di terapia anticoagulante, il fattore più importante è invece il profilo di efficacia complessivo del farmaco. La maggioranza dei cardiologi (58%) concorda, inoltre, sul fatto che non esiste una manifestazione “tipica” di fibrillazione atriale, e per l'88% di loro ogni paziente è diverso, perciò sarebbe opportuno concentrarsi su caratteristiche e comorbilità di ciascuno, per un'adeguata gestione della malattia attraverso un approccio personalizzato.

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