Incontinenza: non nasconderti più

Pochi confessano di soffrire della perdita involontaria di urine. Oggi è più facile gestire il problema, superando i taboo

È considerata una malattia silenziosa perché sono in pochi a parlarne. Eppure il numero di persone che soffrono di incontinenza è elevatissimo. Basterebbe parlarne di più, superare i taboo per gestire il problema e vivere meglio. Solo in Italia sono oltre cinque milioni di persone ad avere disturbi urinari. Si tratta della perdita involontaria di urine che crea parecchi disagi, sia fisici che psicologici, incidendo di conseguenza in maniera importante sulla qualità della vita. Le più colpite sono le donne anche giovani e gli anziani dopo i 70 anni. L’incontinenza può insorgere per vari motivi: esiste quella da sforzo, causata il più delle volte dal peso della gravidanza, dal parto e dalla menopausa. Oppure può essere di tipo neurogeno, legata ad altre patologie. Per gli uomini la comparsa del disturbo è spesso dovuta all’asportazione della prostata.

A volte l’incontinenza può essere “paralizzante”, in quanto la persona avverte un impulso urgentissimo ad urinare, tanto da non riuscire ad arrivare in bagno, rischiando di bagnarsi. Questo problema prende il nome di vescica iperattiva.

 

I campanelli d’allarme e fattori di rischio

 

A volte basta un semplice colpo di tosse per perdere un poco di pipì. Se la cosa avviene di frequente è importante rivolgersi a uno specialista. Altro sintomo importante è lo stimolo a urinare all’improvviso, che si ripete con regolarità. Un fattore di rischio che può facilitare l’insorgere dell’incontinenza è il sovrappeso. I chili in più provocano una pressione sulla muscolatura di sostegno degli organi pelvici. Ecco perché spesso le donne in gravidanza soffrono di questo disturbo, proprio per la compressione dell'utero: questo crescendo di volume aumenta la pressione sulla vescica, che risponde contraendosi e determinando perdita di urina. Inoltre, il peso del bambino provoca uno stiramento delle fibre muscolari del pavimento pelvico riducendo l'attività contenitiva vescicale.

Ci sono donne che iniziano o continuano a soffrire d’incontinenza dopo il parto. Il fattore di rischio per l'insorgenza o il protrarsi del disturbo dopo la nascita del bambino è la gravidanza stessa. Da studi di neurofisiologia è stato dimostrato come il feto nel grembo materno provoca un rimodellamento delle fibre muscolari del pavimento pelvico, causando quindi l'alterazione del meccanismo di contenzione vescicale.

Mentre la menopausa comporta nella donna importanti mutamenti ormonali, che provocano modificazioni a carico della vescica, dell’uretra e di tutte le parti coinvolte nell’eliminazione delle urine. Ecco perché sono in molte che con la fine del ciclo della fertilità iniziano a soffrire di incontinenza.

 

Le soluzioni per gestire il problema

 

Fortunatamente oggi esistono numerosi rimedi e terapie per gestire al meglio il disturbo. Il trattamento dipende dal tipo e dalla gravità dell’incontinenza, nonché dall’età del paziente. Per gestire il problema sono di grande aiuto dei dispositivi studiati per assorbire l'urina in queste situazioni. Esistono in commercio assorbenti specifici, sottili, anatomici, talmente discreti da essere invisibili dall’esterno. Sono indicati non solo per evitare di sporcarsi, ma anche per contenere il cattivo odore che può emanare la biancheria bagnata di pipì. Ovviamente è importante associare una corretta igiene intima, utilizzando detergenti disinfettanti, cambiare frequentemente la biancheria. Per proteggere la cute da arrossamenti e infiammazioni sono disponibili anche spray a base di zinco per lenire la cute. La parola d’ordine deve essere: sentirsi in ordine. Per vivere meglio la propria quotidianità con sé stessi e con gli altri.  Senza nascondersi.