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Food sharing, perché il cibo non va sprecato!

Un'iniziativa per combattere lo spreco alimentare e salvaguardare l'ambiente

Food sharing, perché il cibo non va sprecato!

In un lungo periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, caratterizzato dall’aumento della povertà, dalla notevole riduzione delle nascite e dalla contrazione dei consumi, sembra assurdo dover anche parlare di spreco alimentare. Secondo la Commissione Europea nei rifiuti finiscono mediamente 180Kg di cibo per abitante. Lo spreco alimentare non avviene solo in ambito familiare, ma si verifica già a partire dalle varie fasi della filiera alimentare. Secondo i dati riportati dalla Coldiretti circa il 25% di frutta e verdura tende a finire nella spazzatura a causa della naturale maturazione a cui vanno in contro questi prodotti durante il percorso che va dal campo alla tavola del consumatore. Si verifica anche che frutta e verdura non vengano raccolti perché dal punto di vista economico non è più conveniente. Dati sconcertanti sono quelli del 2009 dove circa 180.000 tonnellate di mele, 380.00 tonnellate di arance e altri 3.470.273 tonnellate circa di pomodori non sono stati raccolti. A questi numeri si devono aggiungere le circa 260.000 tonnellate di alimenti gettati a livello della grande distribuzione non perché non commestibili, ma perché era vicina la data di scadenza o perché magari presentavano gli imballaggi alterati.

 

Perché si spreca

Agli sprechi industriali si vanno ad aggiungere quelli a livello domestico. Mediamente le famiglie italiane gettano tra i rifiuti il 17% dei prodotti ortofrutticoli acquistati, il 15% di pesce, il 28% di pasta e pane, il 29% di uova, il 30% di carne e il 32% di latticini (dati pubblicati ne ““Libro nero dello spreco in Italia”). Le motivazioni sono svariate: prodotti scaduti o mal conservati, acquisti esagerati e superiori alla capacità di consumo, prodotti superflui, offerte promozionali che spingono all’acquisto sproporzionato. E’ stato calcolato che in Italia vengono persi circa il 25% del cibo prodotto, dati peggiori sono quelli riguardanti gli USA dove questa percentuale raggiunge addirittura il 40%.

 

Perché il food sharing

Diversi sono i consigli e le iniziative che vengono organizzate per ridurre gli sprechi come ad esempio corsi di cucina del riciclo; materiale informativo sulla corretta conservazione dei cibi e sul giusto modo di fare la spesa ecc. Ma tutto ciò spesso non è sufficiente. Da qui è nata l'idea di un sito che permette la condivisione del cibo che non si riesce a consumare ovvero il food sharing (da “to share” che significa appunto condividere). L’iniziativa è nata in Germania dove inizialmente ha visto il coinvolgimento solo di alcune famiglie di Colonia; ma grazie al successo ottenuto, questa attività è stata estesa ad altre città tedesche quali Berlino, Monaco di Baviera, Ludwigsburg e Chemnitz.

 

Non per pochi, ma per tutti

Il food sharing non è destinato esclusivamente alle persone che si trovano in una condizione di disagio economico, ma a tutti coloro che vogliono combattere lo spreco alimentare e contemporaneamente salvaguardare l’ambiente con la riduzione del quantitativo di rifiuti gettati. Questa iniziativa è rivolta non solo ai cittadini, ma anche alle aziende, ai ristoratori, agli esercizi commerciali che vogliono condividere le loro eccedenze, i pasti non venduti al termine della giornata lavorativa, ma ancora perfettamente commestibili. Sono svariati i generi alimentari messi a disposizione sul web: si va dai più classici come pane, pasta, riso, caffè, biscotti, cioccolata, ai più particolari come le conserve fatte in casa o prodotti a Km zero. Sul sito inoltre i cibi vengono classificati in base alla quantità disponibile, alla data di scadenza, la data del ritiro e soprattutto in quale città si possono trovare. L’unica cosa che viene chiesta ai partecipanti il rispetto delle norme igienico-sanitarie e della catena del freddo.

 

Altre iniziative

Sempre in Germania, l’idea del food sharing ha dato vita ad altre iniziative come quella del “Dinner Exchange” che consiste nell’organizzazione di cene le cui pietanze proposte vengono fatte con una particolare classe di alimenti ovvero gli scarti alimentari dei mercati. A queste cene vengono invitati la media di 30 persone alle quali viene chiesta una donazione per la partecipazione, in media tra i 10 e i 15 euro. Le cene vengono organizzate all’interno di un museo di arte contemporanea e i commensali vengono fatti accomodare ad un unico tavolo per fare si che questi eventi possano rappresentare anche l’occasione per fare nuove conoscenze . I soldi raccolti a loro volta vengono investiti per la realizzazione di progetti contro lo spreco alimentare. Queste attività rappresentano anche un modo concreto per educare le persone ad avere più rispetto del cibo e a dimostrare in che modo degli avanzi possano diventare degli ingredienti per la preparazione di piatti di alta qualità. Queste stesse progetti si stanno sviluppando anche in altri paesi come l’Austria e la Svizzera, sarebbe bello che la loro promozione avvenisse anche in Italia.

 

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