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Dolore oncologico: il 40% dei pazienti non vuole essere trattato

Secondo un’indagine Doxapharma, il male episodico intenso che colpisce soprattutto i malati oncologici in fase terminale, è sottostimato. Scarsa anche l’aderenza al trattamento farmacologico a causa della sindrome dell’eroe.

Dolore oncologico: il 40% dei pazienti non vuole essere trattato

Il 70% dei medici palliativisti e il 79% degli infermieri palliativisti, intervistati per un'indagine promossa da Doxapharma in merito al dolore oncologico che interessa i malati in fase terminale, dichiara che il dolore episodico intenso (Dei) o breakthrough cancer pain (BTcP), viene sottostimato. Inoltre, secondo gli specialisti, il 46% dei pazienti a cui viene diagnosticato il BTcP, e il 33% secondo gli infermieri, non accetta di essere trattato farmacologicamente.

L’indagine, condotta con il supporto di Teva Italia, una delle principali aziende farmaceutiche mondiali, ha coinvolto 302 operatori sanitari tra medici e infermieri palliativisti equamente distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia e operanti sia in Hospice che a domicilio.

 

BTcP

Il dolore episodico intenso colpisce in particolar modo i pazienti oncologici in fase terminale. È un dolore improvviso, difficile da prevedere, che crea un forte disagio fisico e psicologico. La poca conoscenza del BTcP e la credenza di dover “sopportare” una quota di dolore implicita nella patologia oncologica, spinge i pazienti a subire in modo silente il dolore e a rifiutare le cure. Inoltre, circa nel 50% dei casi sono i medici e gli infermieri a non giudicare il dolore abbastanza forte da essere trattato farmacologicamente.

 “Il paziente pensa che l’efficacia delle cure dipenda da quanto lui è bravo o sopporta il dolore. Perciò minimizza o tace. Oppure dice resisto. Una follia, perché la resistenza nel paziente oncologico non è un concetto terapeutico”, spiega Piero Morino, Direttore del coordinamento cure palliative dell’Azienda Sanitaria di Firenze e membro del direttivo SICP, riferendosi alla 'sindrome dell’eroe'.

“Compito del palliativista è proprio prendere in carico il malato nella sua totalità: dal punto di vista clinico, psicologico, umano”, conclude il Direttore della Fondazione Roma Sanità Italo Penco, anch’egli nel direttivo nazionale SICP. “Solo cercando di capire perché un malato ha dolore e quali sono le sue paure più profonde, lo si può aiutare a combatterle e migliorare la sua qualità di vita”.

Per gestire in modo ottimale il BTcP a beneficio del paziente oncologico servirebbe una diagnosi tempestiva e l’utilizzo di oppioidi in formulazioni che permettono un rilascio rapido, oltre a una maggiore comunicazione; medici e infermieri sostengono infatti all’unisono l’importanza di informare il paziente sull’esistenza di una forma di dolore più forte e imprevedibile, ma soprattutto del fatto che questo possa  essere controllato.

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