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Disturbo della personalità: trattamenti all'avanguardia

Spesso associata a depressione, ansia, disturbi alimentari e soprattutto abuso di alcool e di sostanze, la patologia psichiatrica induce comportamenti di tipo impulsivo. All’Irccs di Brescia i pazienti vengono seguiti gratuitamente per un anno.

Disturbo della personalità: trattamenti all'avanguardia

Vede il suo esordio in adolescenza ed è stimato coinvolgere dall’1 al 3% degli adolescenti della popolazione normale e circa il 4% dei giovani adulti. Si tratta del disturbo borderline della personalità, un problema psichiatrico importante a causa dell’elevata richiesta di prestazioni assistenziali (ricoveri in reparti psichiatrici, utilizzo dei servizi di pronto soccorso ecc.), e perché induce spesso comportamenti di tipo impulsivo, associandosi sia ad altri disturbi di personalità che ad altri disturbi mentali quali depressione, ansia, disturbi alimentari e soprattutto abuso di alcool e di sostanze; una copresenza che peggiora in maniera significativa il quadro psicopatologico e la prognosi.

La patologia è stata ampliamente trattata durante il recente congresso dell’associazione NEA-BPD Italia, branca italiana della National Education Alliance Personality Disorder (www.borderlinepersonalitydisorder.com), che ha riunito per la prima volta in Italia professionisti e pazienti affetti dal disturbo accompagnati dai loro familiari.

 

"Il disturbo borderline di personalità è un disturbo psichiatrico caratterizzato da repentini cambiamenti di umore, instabilità dei comportamenti e delle relazioni con gli altri, marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri e comportamenti auto lesivi - spiega Roberta Rossi, psicologa e psicoterapeuta dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia,  -. Questi elementi si rinforzano reciprocamente, generando una notevole sofferenza sia nel paziente che nei suoi familiari, spesso disperati per il protrarsi di una situazione che sovente non comprendono. L’esordio della malattia avviene in adolescenza o nella prima età adulta e può avere un impatto dirompente sulla vita delle persone che ne sono affette, cui si aggiungono importanti implicazioni sociali ed economiche".

 

I progetti dell’Irccs

L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è impegnato da anni a studiare le caratteristiche cerebrali associate a questa patologia con l’utilizzo di tecnologie estremamente sofisticate applicate alle immagini di risonanza magnetica. Tra le attività in corso vi è uno studio dei correlati clinici e neurobiologici della risposta al trattamento psicoterapeutico: i pazienti vengono seguiti gratuitamente per un anno attraverso un intervento di psicoterapia intensivo sviluppato dal Terzocentro di Psicoterapia di Roma, leader italiano in questo campo. “Il nostro lavoro è diretto a cogliere non solo l’efficacia clinica ma anche come la psicoterapia agisce sulla neurobiologia e quindi aiuta a chiarire l’efficacia della psicoterapia”, spiega la ricercatrice dell’Irccs Roberta Rossi.

 

Esistono dei fattori di vulnerabilità per il disturbo, oggetto di molte ricerche. Il dato più noto è che i pazienti con DBP mostrano, anche dal punto di vista di reattività cerebrale, un iperreattività di alcune regioni del cervello che sono parte del sistema emotivo. Inoltre, alcune caratteristiche temperamentali, come l’impulsività, sembrano essere più frequentemente associate al disturbo. Diversi studi hanno mostrato che esistono delle alterazioni cerebrali presenti fin dall’inizio della malattia, mentre altre sopraggiungono nel corso della malattia. Inoltre, tra i fattori predisponenti, viene ampiamente segnalata la presenza di un ambiente familiare invalidante, nel quale spesso alla comunicazione delle proprie esperienze interne seguono risposte estreme, inappropriate, punitive, banalizzanti e imprevedibilmente variabili, che rivelano l’incapacità a comprendere e gestire le proprie e altrui emozioni. Inoltre, spesso, in queste  persone si riscontrano frequenti esperienze traumatiche precoci.

 

Trattamento

In generale, i pazienti con DBP sono degli elevati utilizzatori di servizi, sia ambulatoriali che ospedalieri, e di trattamenti farmacoterapici. Il DBP impone spesso la necessità di ricoverare chi ne è affetto (tentativi di suicidio e gesti auto lesivi, come tagli e bruciature di sigaretta sulla pelle, incidenti per guida pericolosa, ingestione di farmaci, abuso di alcool e sostanze).  I pazienti con DBP tendono a ricevere maggiormente, rispetto ad altri disturbi, interventi psicosociali, psicoterapia individuale, ospedalizzazioni in strutture psichiatriche e ad assumere terapie farmacologiche più complesse e per un periodo più lungo di tempo; inoltre, la diagnosi di DBP è una delle più frequenti condizioni che si osservano nelle unità di emergenza, anche in Italia.

Il costo economico e sociale di questo disturbo è più elevato di quello di altri disturbi psichiatrici sia in termini di costi diretti (giornate di ricovero, interventi medici ecc) che di costi indiretti (perdita di giornate lavorative o scolastiche). Recentemente, è stato mostrato come il DBP ha dei costi molto elevati anche per le famiglie, non solo in termini di carico emotivo, ma anche economico. Il vero paradosso riguarda però il trattamento dei pazienti. Non esistono dei farmaci specifici per il DBP e le linee guida come pure molti studi randomizzati controllati hanno indicato la psicoterapia come il trattamento più efficace, mentre la farmacoterapia è utile sono in alcune fasi e con obiettivi limitati.

Psicoterapie strutturate per il DBP hanno mostrato di essere efficaci nella riduzione dei gesti autolesivi, dei tentativi di suicidio e del numero di ospedalizzazioni, mentre il trattamento farmacologico o i trattamenti psicosociali, da soli, non sono in grado di modificare gli aspetti centrali del DBP, quali l’instabilità affettiva, i disturbi di identità e relazionali. “Nella pratica clinica però – sottolinea Rossi - i sistemi di cura nazionali non sono attrezzati a fornire la psicoterapia, perché si richiede una formazione ben precisa da parte dei terapeuti nonché risorse di tempo notevoli, dal momento che i trattamenti di psicoterapia efficaci sono intensivi e richiedono almeno 2 ore alla settimana per persona. Quindi, di fatto, la terapia più utilizzata resta quella farmacologica. Rispetto agli interventi riabilitativi standard, va detto che i modelli di trattamento integrato a disposizione sono onerosi in termini di ore di trattamento, di staff necessario per realizzarli. Va sottolineato infine che la maggior parte delle strutture psichiatriche italiane sono strutturate per un’utenza prevalentemente con disturbi di tipo psicotico, e risultano quindi spesso non sufficientemente formati per il trattamento di pazienti con DBP; è anche per questo che tali pazienti presentano un tasso di abbandono della terapia particolarmente elevato”, conclude la specialista.

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