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Disturbi cardiovascolari prima causa di mortalità nel mondo

Le nuove frontiere della tecnologia applicata all’aritmologia e alla cardiostimolazione possono salvare la vita dei pazienti cardiopatici. Progressi nell'elettrostimolazione cardiaca, e dati su Scompenso cardiaco (SC) e Fibrillazione atriale (FA).

Disturbi cardiovascolari prima causa di mortalità nel mondo

I disturbi cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità nel mondo (30%). Con circa 17.3 milioni di casi registrati ogni anno, vengono prima del cancro (7.6 milioni), dei problemi respiratori (4.2 milioni), e del diabete (1.3 milioni). La popolazione anziana è quella più esposta a patologie croniche quali: Scompenso cardiaco (SC) e Fibrillazione atriale (FA).

Le tematiche relative alle patologie cardiovascolari sono state recentemente affrontate in occasione del XVI Simposio internazionale sui progressi nel clinical pacing, l'elettrostimolazione cardiaca, da oltre quattrocento specialisti intervenuti a Roma con l’obiettivo di esaminare le nuove frontiere della tecnologia applicata all’aritmologia e alla cardiostimolazione, capaci di salvare e migliorare la vita dei pazienti cardiopatici.

 

Questi i dati emersi in riferimento alla situazione in Italia:

Scompenso cardiaco

  • Pazienti affetti più di 1.500.000, di cui il 20% muore;
  • Ogni anno si registrano 170.000 nuovi casi;
  • 500 ricoveri/giorno;
  • Negli ultimi 5 anni si è registrato un incremento del 40% del numero di ricoveri e l'incidenza aumenta all’aumentare della classe d’età del paziente.
  • Questa popolazione determina 500 ricoveri per scompenso al giorno.

Con questo ritmo si ipotizza che i malati di Scompenso cardiaco possano raddoppiare entro i prossimi 15 anni.

 

Fibrillazione atriale

  • Pazienti affetti più di 850.000;
  • Ogni anno circa 114.000 nuovi casi;
  • Il 70% dei pazienti ha più di 65 anni;
  • In Italia si spendono mediamente 5.252€ a paziente all’anno.

Ictus

  • Il 66% dei pazienti affetti da FA è ad alto rischio ictus;
  • 200.000 casi di ictus in Italia ogni anno;
  • L’ictus è la terza causa di morte, la prima di invalidità;
  • La Fibrillazione Atriale è responsabile di ictus ischemici in circa il 20% dei casi;
  • In Italia si spendono mediamente 12.000€ a paziente colpito da ictus all’anno.

Anche i disturbi del ritmo cardiaco risultano in costante aumento. Si stima che nel nostro Paese ne siano affette circa un milione di persone affette, senza calcolare che le aritmie cardiache in particolare siano una delle patologie cardiache più comuni (rappresentano circa il 35% di tutte le malattie cardiovascolari). Basti pensare che in Europa nel 2012 sono stati impiantati 923 pacemaker per milione di abitanti, in Italia 1.008 per milione di abitanti; mentre nel nostro paese nel 2013 più di 64.)

Ma secondo gli specialisti, tutto questo si può prevenire, anche grazie all’uso di dispositivi impiantabili. “Nell’ambito dell’aritmologia e della cardiostimolazione, l’innovazione gioca un ruolo fondamentale – commenta il Dr. Gianluca Botto, Presidente dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione e Direttore dell’Unità Operativa di Elettrofisiologia presso l’Ospedale Sant’Anna di Como -. I progressi tecnologici hanno portato allo sviluppo di dispositivi medicali sempre più all’avanguardia che consentono un elevato livello diagnostico e terapeutico.”

Ne è un esempio l’utilizzo consolidato degli elettrocateteri quadripolari che permettono di ridurre le complicanze comuni agli impianti di dispositivi biventricolari per la gestione dello scompenso cardiaco. Recentemente, a questi elettrocateteri è stata associata la possibilità di erogare una doppia stimolazione al ventricolo sinistro che si è rivelata in grado di aumentare significativamente l’efficacia della terapia erogata al paziente.

Un altro fattore di successo è il monitoraggio domiciliare dei pazienti scompensati, fondamentale per una gestione tempestiva della patologia a vantaggio sia del paziente, sia del sistema sanitario, con riduzione degli accessi e dei tempi di degenza ospedaliera e quindi abbattimento dei costi.

“La continua evoluzione tecnologica dei dispositivi medicali deve avere proprio questa doppia finalità, migliori benefici per i pazienti e riduzione dei costi sanitari – sottolinea il Prof. Massimo Santini, Chairman del XVI International Symposium on Progress in Clinical Pacing e Presidente della World Society of Arrhythmias - Non dimentichiamo che il recente lancio del primo pacemaker senza fili stravolgerà una tecnica di impianto consolidata da ormai più di 50 anni. Questi nuovi dispositivi mini-invasivi riducono sensibilmente il rischio di complicanze legate all’impianto di un pacemaker tradizionale e alla rottura dei cateteri. Nonostante le dimensioni estremamente ridotte che corrispondono ad un decimo di un pacemaker tradizionale, il pacemaker senza fili garantisce una longevità analoga a quella del pacemaker tradizionale offrendo al paziente anche il vantaggio estetico dell’assenza di cicatrici o rigonfiamenti della tasca nella zona dove verrebbe alloggiato il pacemaker tradizionale”, spiega lo specialista.

“La possibilità di curare le aritmie, anche in maniera definitiva, è l’obiettivo principale della comunità scientifica per migliorare la vita dei pazienti riducendo nel tempo i ricoveri in termini numerici e di durata di degenza. Le nuove tecnologie possono contribuire a raggiungere questo obiettivo; devono essere pertanto accessibili da un punto di vista economico e rimborsate dal Servizio Sanitario quando la loro efficacia è dimostrata. Nel medio e lungo termine il trattamento definitivo delle aritmie è un risparmio per l’intero sistema sanitario.” conclude Santini.

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