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Dislessia: lievi scosse migliorano le capacità di lettura dei bambini

Studio italiano dimostra che dopo 6 settimane di stimolazione cerebrale, non invasiva, aumenta del 60% velocità e accuratezza di lettura.

Dislessia: lievi scosse migliorano le capacità di lettura dei bambini

Micro stimolazioni cerebrali migliorano le capacità di lettura dei bambini dislessici in tempi molto ridotti. Non invasiva, la tecnica di Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta (tDCS) è stata sperimentata dai ricercatori di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia, e potrebbe aprire la strada a nuove prospettive di riabilitazione della dislessia, con una sostanziale riduzione dei tempi, dei costi della terapia e del disagio per le famiglie nel dover sostenere lunghi percorsi di cura, spesso anche di scarsa efficacia.

Condotta secondo le norme della World Medical Association's Declaration of Helsinki e autorizzata dal Comitato Etico Indipendente dell’Ospedale della Santa Sede, si tratta di una procedura non invasiva (sicurezza verificata attraverso la valutazione clinica, anche rispetto a eventuali effetti collaterali), effettuata tramite il passaggio di corrente a basso voltaggio (come quello necessario ad alimentare il monitor di un pc), e già impiegato per la terapia di alcuni disturbi come l’epilessia focale o la depressione. “È una tecnica sicura che può portare a benefici sull’efficacia e l’efficienza del trattamento in un arco di tempo molto più breve rispetto alla terapia tradizionale”, sottolinea Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù.

Lo studio

Per la ricerca i giovani pazienti dislessici, di età 10-17 anni, sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno destinato al trattamento attivo, l’altro a quello placebo (con il dispositivo spento). Durante la terapia di stimolazione tutti i partecipanti hanno eseguito contemporaneamente attività volte a favorire la correttezza e la velocità di lettura, simili a quelle che svolgono durante il trattamento logopedico. Ciascun partecipante è stato sottoposto a incontri di 20 minuti, 3 volte alla settimana, per 6 settimane, per un totale di 18 incontri. La sperimentazione è stata condotta in “doppio cieco”: né i bambini né i ricercatori dedicati alla valutazione dei risultati erano a conoscenza di chi fosse stato sottoposto al trattamento attivo o placebo (la stimolazione attiva, infatti, non è percepibile per chi la riceve).

In 6 settimane di trattamento, i bambini sottoposti alla procedura attiva hanno migliorato del 60% la velocità e l’accuratezza in alcune prove di lettura, passando da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo (0,3 sillabe di miglioramento al secondo è quanto un bambino dislessico ottiene spontaneamente, ovvero senza terapia, nell’arco di un intero anno). Le competenze acquisite si sono dimostrate stabili anche dopo un mese dall’ultima seduta e ulteriori valutazioni verranno effettuate a 6 mesi dalla fine della procedura per verificarne l’efficacia a lungo termine. Viceversa, i bambini e i ragazzi sottoposti al trattamento placebo non hanno mostrato un miglioramento significativo (incremento di circa 0,04 sillabe al secondo).

“I risultati ottenuti dalle sperimentazioni del gruppo del prof. Vicari confermano quanto evidenziato anche dalle nostre ricerche - aggiunge Giacomo Stella, fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) e professore ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Modena e Reggio -. Alcuni dislessici presentano in alcune aree della corteccia una bassa connettività neuronale, anche a riposo, come se fosse un motore mal carburato che gira male al minimo e che non risponde quindi con la dovuta prontezza alle sollecitazioni quando c’è bisogno di accelerare (in questo caso alla richiesta di attività posta dalla lettura). La tDCS interviene proprio su questo meccanismo inefficiente e quindi può essere molto utile al recupero. Naturalmente è importante ricordare che, come ogni terapia, non va applicata a tutti e che vanno ancora studiati bene gli effetti a distanza”.

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