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Disfunzione erettile rischiosa per le cardiopatie

Evidente correlazione tra i disturbi erettili, diabete e cardiopatie. La mancata diagnosi di DE impedisce di identificare possibili rischi cardiovascolari, specialmente per la cardiopatia ischemica. Il silenzio nemico della prevenzione.

Disfunzione erettile rischiosa per le cardiopatie

La disfunzione erettile può essere un segno precoce di rischio cardiovascolare. È questo il tema centrale su cui hanno dibattuto gli specialisti del Centro Cardiologico Monzino, in occasione del recente incontro: “Cardiopatia coronarica, disfunzione erettile e diabete”, con responsabili scientifici Elena Tremoli e Cesare Fiorentini.

“I nostri studi evidenziano un chiaro legame tra disfunzione erettile e cardiopatia ischemica - dichiara il Prof. Piero Montorsi, Responsabile dell’UO Cardiologia Invasiva 2 del Monzino - e ogni paziente con disturbi della funzione erettile dovrebbe essere considerato come un potenziale paziente cardiopatico sino a prova contraria”. Il problema è che gli uomini non lo sanno. Chi soffre di disturbi erettili, soprattutto se è giovane, in genere non ne parla né al medico di famiglia né tantomeno al cardiologo, e questo impedisce di identificare il rischio di futuri eventi cardiovascolari. A loro volta, i medici di famiglia o i cardiologi raramente affrontano il discorso con il paziente. Il silenzio, però, è nemico della prevenzione.

“La disfunzione erettile, che interessa oltre 150 milioni di persone nel mondo e più del 30% degli uomini di età compresa tra 40 e 70 anni, è presente nella stragrande maggioranza delle vasculopatie conosciute e nel 50% delle persone che soffrono di cardiopatia ischemica – spiega Montorsi –. E ancora più evidente è la correlazione tra disfunzione erettile, diabete e cardiopatie: il disturbo erettile predice la malattia coronarica nei pazienti con diabete di tipo 2, e il grado di rischio cardiovascolare a cui si associa è proporzionale alla gravità e alla durata del disturbo erettile”.

Al Centro Cardiologico Monzino agli uomini con più di 40 anni che dichiarano un’attività sessuale indicativa di una possibile disfunzione erettile (DE), viene chiesto di compilare un questionario validato con lo scopo di confermare il problema e stimarne la durata e la gravità. Queste variabili, infatti, sono strettamente correlate al rischio di coronaropatia silente: maggiore è la durata della DE e la sua severità, e maggiore è il rischio di coronaropatia. “Identificare la disfunzione erettile – conclude Montorsi- rappresenta un’opportunità per prevenire un successivo evento coronarico mediante appropriati interventi sui fattori di rischio, a partire dalla revisione dei propri stili alimentari, perdita di peso, abolizione del fumo e controllo dei livelli di colesterolo”.

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