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Dialisi: quella a domicilio negata al 91% dei pazienti

Dialisi: quella a domicilio negata al 91% dei pazienti

È in corso a Montecatini Terme il XVII Convegno Nazionale del Gruppo di Studio di Dialisi Peritoneale, dal titolo “PD 2.0 esperienze di successo in contesti differenti”. Al convegno sono subito emersi 3 esempi di realtà virtuose, Trento, Roma e Palermo, a fronte di una condizione nazionale che riserva a soli 4.300 mila pazienti la possibilità di una terapia dialitica domiciliare, obbligando il restante 91% della popolazione all’emodialisi, con pesanti risvolti personali e gestionali, oltre a una riduzione importante della libertà e dell’autonomia e un peggioramento della qualità della vita. Essere in dialisi, significa trascorrere 156 giorni all’anno in ospedale, circa 3 volte a settimana: un incubo, sia per i quasi 45 mila italiani costretti alla emodialisi ospedaliera, che devono sopportare disagi per raggiungere i centri di dialisi, sia per il Sistema Sanitario Nazionale, che sborsa – sempre ogni anno – oltre 200 milioni di euro solo per spese di trasporto. Cifre enormi che potrebbero essere, almeno in parte, utilizzate per migliorare le terapie e l’assistenza dei pazienti in dialisi, facilitandone ad esempio la domiciliarizzazione. Qui, però, iniziano i guai: dei quasi mille Centri Dialisi italiani (tra pubblici, privati e Centri di Assistenza Limitata), solo i 370 Centri pubblici potrebbero, e dovrebbero, offrire al paziente la doppia opzione terapeutica (emodialisi e dialisi peritoneale), mentre i Centri privati, salvo poche eccezioni, non sono accreditati. Tra i Centri pubblici soltanto 240, cioè i due terzi, consentono la libertà di scelta fra le due metodiche ma il 45% di essi tratta meno di 10 pazienti in dialisi peritoneale. Questi sono alcuni dei dati estratti dal censimento dei pazienti in dialisi peritoneale (DP) condotto dal Gruppo di Studio di Dialisi Peritoneale, conclusosi a gennaio 2014 .

 

La realtà della dialisi in Italia: 

sottoutilizzata, sottovalutata, complessa

La Dialisi Peritoneale in Italia non solo è disponibile sul territorio a macchia di leopardo, ma è sottoutilizzata, posizionando il nostro paese lontano dai i primi posti in Europa. I vantaggi della metodica sono sottovalutati, e non soltanto per disinformazione (la peritoneale, infatti, non è inclusa neppure nei corsi di formazione specialistica), ma anche perché la diversa organizzazione necessaria per gestire i pazienti domiciliari è ritenuta eccessivamente complessa. Eppure, superare i problemi d’informazione al paziente e di gestione ospedaliera è possibile come dimostra il reparto dialisi dell’Ospedale di Trento, la Columbus di Roma e l’Ospedale Civico di Palermo.

 

Trento

“In Trentino – spiega Giuliano Brunori, direttore della Struttura Complessa Multizonale di Nefrologia dell’Ospedale S. Chiara di Trento – disponiamo di 7 Centri Dialisi, con all’incirca 90-100 posti letto totali per emodialisi, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di 320-400 pazienti in trattamento emodialitico. Nonostante questo, abbiamo ritenuto corretto mettere il paziente che non presenta alcun tipo di controindicazione (pressione alta o con interventi pregressi all’addome) all’utilizzo della dialisi ospedaliera o di quella domiciliare, nelle condizioni di scegliere in autonomia la migliore soluzione per le sue necessità. Questo agevola il paziente sia nella conduzione della vita quotidiana, senza stravolgerne ritmi e abitudini, sia negli spostamenti. Il territorio trentino, fatto di valli e passi, spesso pone distanze importanti fra l’ospedale e il domicilio del paziente o crea difficoltà per disagevoli condizioni metereologiche, la neve abbondante nella stagione fredda, e/o la pressione dei turisti d’estate e d’inverso. La nostra scelta ed il nostro impegno ci hanno consentito, nell’arco di pochi anni, di incrementare la dialisi peritoneale da meno del 5% a oltre il 20%, aumentando del 400% la popolazione in terapia domiciliare”. 

 

Roma

“Il nostro centro a Roma – commenta Giovanni Gambaro, professore di Nefrologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Nefrologia Columbus-Policlinico Gemelli – ha metà dei pazienti in dialisi peritoneale, 68 contro i 69 in emodialisi, provenienti non solo da Roma città, ma anche da ASL non servite dall’ospedale (1/3 dei pazienti), da province diverse da Roma (1/4 dei pazienti) e da fuori Lazio. Penso che la ragione di questo apprezzamento e fiducia da parte dei dializzati sia dovuto non soltanto alla capacità del centro di individuare il paziente ‘giusto’ da sottoporre alla dialisi, vale a dire colui che ha le caratteristiche cliniche per trarre da questo trattamento il migliore beneficio possibile, ma anche ad un atteggiamento culturale (il nostro è un centro universitario) che ci ha condotto a voler offrire al paziente tutte le opzioni terapeutiche disponibili in nefrologia e dunque anche la dialisi peritoneale, che non viene pertanto intesa, come spesso accade, come una attività di nicchia o residuale ma è invece pienamente integrata alle altre modalità di trattamento. Proporre la peritoneale al paziente giusto e motivato, in una città caotica e trafficata come Roma ed ancora in età lavorativa avvantaggia sia la sua qualità di vita ed il mantenimento di abitudini quotidiane e professionali, sia il contenimento dei costi e il peso del trasporto a giorni alterni, con una numero ingente di giornate di vita persi, che causerebbe l’emodialisi ospedaliera”. 

 

Palermo

 “È noto che la dialisi peritoneale viene poco apprezzata, non perché manchi di efficacia (i risultati terapeutici sono sovrapponibili a quelli dell’emodialisi), ma perché non è economicamente vantaggiosa per il centro, mentre costituisce un risparmio sia in termini di denaro che di gestione per il paziente e/o il Sistema Sanitario Nazionale. –sottolinea Flavia Caputo, direttore dell’Unità Complessa di Nefrologia 2 con Trapianto Renale, Centro Trapianti Leonardo Sciascia dell’ARNAS Civico di Palermo – In Sicilia, costituita principalmente da centri privati e dove la dialisi peritoneale è attuabile soltanto in nosocomi pubblici, si predilige l’emodialisi che è ‘economicamente’ anche molto più remunerativa. Si dimentica però che questo atteggiamento ricade sul paziente a cui viene negata l’equità alla cure, aspetto etico per il quale mi sono sempre battuta nella difficile realtà siciliana, affinché anche le nostre strutture potessero offrire un servizio di maggiore qualità al paziente. La strada da percorrere è ancora lunga perché, purtroppo, nonostante i molti sforzi, l’utilizzo della peritoneale in Sicilia resta ancora limitato”.

 

Per poter seguire le interviste ai professori Giuliano Brunori, Giovanni Gambaro, e Flavia Caputo, questo il link: 

http://www.fastvideotoscana.it/downloads/dialisi-peritoneale/

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