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Depressione: disponibile un nuovo farmaco

Solo 1 paziente su 3 si cura, e la metà si cura male. Disponibile a breve una terapia efficace sui sintomi cognitivi.

Depressione: disponibile un nuovo farmaco

Ai vertici della classifica delle malattie più diffuse, con 33 milioni di casi in Europa e prospettive in crescita fino a raggiungere entro il 2030 il primo posto fra le patologie croniche, secondo le stime dell’OMS, la depressione detiene numeri pesanti anche in termine di costi economico-sanitari: 800 miliardi di dollari annui per assistenza terapeutica, e mediamente 21 giorni di lavoro all’anno persi per un lavoratore europeo depresso su dieci. Condizioni queste che a loro volta favoriscono ancora di più stati di ansia o depressivi importanti.

Eppure, nonostante le pesanti implicazioni della malattia (apatia, solitudine psico-emotiva e cognitiva, calo di attenzione, memoria e concentrazione e blocco della capacità decisionale e di ‘problem solving’), anche in frangenti ad alto rischio, solo un paziente su tre si cura.

Nella maggior parte dei casi le terapie vengono intraprese con un grave ritardo sulla comparsa dei sintomi, e spesso non si tratta di cure ‘su misura’ idonee a ridurre le manifestazioni della malattia e soprattutto a garantire una salvaguardia della sfera affettiva e cognitiva: due punti chiave, questi, per il fatto che accrescono il timore del paziente quando si sottopone ad una cura per la depressione.

La buona notizia arriva da una nuova terapia, definita ‘multimodale’ e a breve disponibile anche in Italia, in grado di garantire questa duplice protezione: aumentare i livelli delle monoamine, neurotrasmettitori coinvolti nella depressione, intervenendo non solo sul trasportatore della serotonina (su cui agiscono gli attuali farmaci SSRI ed SNRI), ma anche, ora, su almeno altre due specifiche azioni recettoriali. Una che potrebbe accorciare i tempi per il ripristino della normale attività neuronale, inibita dagli effetti depressivi a favore di una riduzione degli stati ansiogeni, e un'altra azione in grado di riportare evidenti benefici sull’aspetto cognitivo, per migliorare l’apprendimento ma anche la partecipazione alla vita di tutti i giorni).

“Come i classici antidepressivi presenti in commercio – precisa Giovanni Biggio, professore emerito di neuropsicofarmacologia all’Università degli Studi di Cagliari e Past President della Società Italiana di neuropsicofarmacologia – anche questa molecola ha la capacità di aumentare i livelli di serotonina, con effetti benefici sulla sfera affettiva, cui però si aggiunge anche una azione agonista e antiagonista su diversi recettori della serotonina stessa con conseguente impatto indiretto e specifico a livello cerebrale sui livelli di altri neurotrasmettitori coinvolti nella depressione. In buona sostanza – conclude lo specialista -, la peculiarità della molecola risiede nella sua capacità di modulare in modo selettivo indiretto la funzione delle sinapsi, ovvero le connessioni neuronali che si attuano nel nostro cervello a livello soprattutto della corteccia cerebrale e dell’ippocampo, che si traduce in un miglioramento del processo cognitivo, in particolar modo dell’apprendimento, ma anche nel segnale di partecipazione alla vita”.

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