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Crisi economica, come affrontarla in famiglia

Come far comprendere ai figli le difficoltà e le rinunce che ne derivano? Cerchiamo di capirlo con l'aiuto di un esperto

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Intervista alla prof.ssa Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta

 

La crisi economica fa sentire i suoi effetti non solo sulle tasche delle famiglie, costrette a ridurre i consumi e a modificare comportamenti e stili di vita,  ma anche sul benessere della coppia e  dei rapporti tra genitori e figli. Le preoccupazioni che ne derivano spesso fanno nascere in casa un clima di malessere e di inquietudine che viene avvertito anche dai più piccoli.

Secondo i dati contenuti nell’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, realizzata di recente dall’Eurispes in collaborazione con Telefono Azzurro, ben il 28, 7 % dei bambini in età scolare e il 50,1 % degli adolescenti  sa di vivere in una famiglia che fatica ad arrivare a fine mese.

Ma è giusto rendere i bambini consapevoli delle difficoltà finanziarie che si vivono in casa? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta. Ecco cosa ci ha detto. “Rendere i propri figli consapevoli della propria situazione economica - spiega la professoressa Parsi- fa parte della cosiddetta educazione al denaro secondo un approccio, inizialmente ludico, poi, via via, nel corso dell’adolescenza, più strutturato e responsabile. I bambini, già all’età di sei, sette anni, dovrebbero, infatti, conoscere il valore del denaro: sapere, cioè, quanto costa il necessario per poter comprendere quanto resta per il superfluo. Per far comprendere ai bambini che nulla è scontato si deve parlare del denaro a partire dagli oggetti concreti di consumo rapportandoli direttamente al bilancio della famiglia.

 

Professoressa Parsi,  quali sono i comportamenti che invece i genitori devono evitare ?

I bambini, in un clima segnato dalle difficoltà economiche, si percepiscono, assai spesso, come dei pesi che gli adulti devono sostenere. È importante, allora, evitare di svalorizzare, agli occhi del bambino, la propria condizione, contenendo, quanto possibile, le proprie frustrazioni e cercando di mettere in luce quanto di positivo c’è in ciò che facciamo o che stiamo progettando di fare per modificare una situazione svantaggiata. 

La crisi economica fa sentire i suoi effetti non solo sulle tasche delle famiglie, costrette a ridurre i consumi e a modificare comportamenti e stili di vita,  ma anche sul benessere della coppia e  dei rapporti tra genitori e figli. Le preoccupazioni che ne derivano spesso fanno nascere in casa un clima di malessere e di inquietudine che viene avvertito anche dai più piccoli.

Secondo i dati contenuti nell’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, realizzata di recente dall’Eurispes in collaborazione con Telefono Azzurro, ben il 28, 7 % dei bambini in età scolare e il 50,1 % degli adolescenti  sa di vivere in una famiglia che fatica ad arrivare a fine mese.

Ma è giusto rendere i bambini consapevoli delle difficoltà finanziarie che si vivono in casa? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta. Ecco cosa ci ha detto. “Rendere i propri figli consapevoli della propria situazione economica - spiega la professoressa Parsi- fa parte della cosiddetta educazione al denaro secondo un approccio, inizialmente ludico, poi, via via, nel corso dell’adolescenza, più strutturato e responsabile. I bambini, già all’età di sei, sette anni, dovrebbero, infatti, conoscere il valore del denaro: sapere, cioè, quanto costa il necessario per poter comprendere quanto resta per il superfluo. Per far comprendere ai bambini che nulla è scontato si deve parlare del denaro a partire dagli oggetti concreti di consumo rapportandoli direttamente al bilancio della famiglia.

 

Professoressa Parsi,  quali sono i comportamenti che invece i genitori devono evitare ?

I bambini, in un clima segnato dalle difficoltà economiche, si percepiscono, assai spesso, come dei pesi che gli adulti devono sostenere. È importante, allora, evitare di svalorizzare, agli occhi del bambino, la propria condizione, contenendo, quanto possibile, le proprie frustrazioni e cercando di mettere in luce quanto di positivo c’è in ciò che facciamo o che stiamo progettando di fare per modificare una situazione svantaggiata.

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