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Contro il dolore il 36% dei medici di famiglia prescrive i FANS

Un'indagine svela i comportamenti dei dottori di medicina generale nella gestione dei pazienti che soffrono: inerzia prescrittiva, dovuta più a barriere culturali che a deficit informativi. Cresce la familiarità dei clinici con gli oppioidi.

Contro il dolore il 36% dei medici di famiglia prescrive i FANS

Promossi in teoria ma bocciati all’esame pratico: così risulterebbero i medici di famiglia italiani alle prese con la gestione della malattia dolore. Sebbene fino all’85% di loro conosca sia la Legge 38/2010 (che tutela gli italiani con dolore), sia la Nota n. 66 dell'AIFA (che evidenzia le controindicazioni dell’impiego di antinfiammatori non steroidei, FANS, e Coxib nei pazienti con patologie cardiovascolari), che le recenti restrizioni sui medicinali (che associano paracetamolo e codeina, il cui impiego è stato limitato a 72 ore), e risultino avere una maggior dimestichezza con i farmaci oppioidi (il 94% sa citarne le principali marche, contro il 70% rilevato nel 2013), oltre il 50% dei medici generici, spesso a causa di resistenze culturali, dichiarano di non essere intenzionati a modificare le proprie abitudini prescrittive.

A tracciare questo complesso scenario è una recente indagine condotta da Doxa Marketing Advice per conto del Centro Studi Mundipharma su 200 medici di medicina generale (MMG) di tutta Italia.

“Gli intervistati, se da un lato conoscono il quadro normativo di riferimento per il trattamento del dolore acuto e cronico, dall’altro non sembrano propensi ad adeguarvisi, manifestando un atteggiamento di sostanziale inerzia prescrittiva”, commenta Massimo Sumberesi, Managing Director di Doxa Marketing Advice. “In particolare, i più anziani sono quelli che dimostrano una maggiore resistenza al cambiamento. Analizzando le risposte relative alle prescrizioni effettuate, i FANS restano la soluzione più diffusa (36%), seguiti dagli oppioidi  e dagli antipiretici. Va tuttavia segnalato che, guardando al futuro, il 56% degli intervistati ritiene che le proprie prescrizioni di oppioidi aumenteranno”.

Per quasi 7 assistiti su 10 il dolore ha una forma cronica: in questo caso, i farmaci che i MMG considerano di riferimento sono gli oppioidi (29%), seguiti dai FANS (28%) e dalle associazioni di paracetamolo e codeina (16%). Alla prova dei fatti, però, il 52% delle loro prescrizioni di FANS continua ad avvenire nei pazienti con dolore cronico, nonostante i seri effetti collaterali che questi medicinali possono avere, se impiegati per lunghi periodi. Non solo: le associazioni paracetamolo/codeina vengono prescritte per oltre 3 giorni dal 90% degli intervistati, in media quasi per 10 giorni. Anche chi conosce l’aggiornamento delle relative schede tecniche – che ne ha limitato l’impiego a 72 ore – solo nel 14% dei casi li utilizza secondo la norma. Inoltre nei casi in cui, dopo i 3 giorni di assunzione, il paziente continui a riferire dolore, il 71% dei medici dichiara di cambiare terapia, ma solo il 6% passa a un oppioide, benché sia cresciuta la conoscenza di questa valida opzione terapeutica, rispetto al 2013.

“Il medico di medicina generale ha un ruolo cruciale nella presa in carico del paziente che soffre”, dichiara Fiorenzo Corti, Responsabile comunicazione nazionale FIMMG (Federazione italiana medici di medicina generale). “Il nostro Paese tende ancora a un impiego eccessivo di FANS, spesso usati anche in presenza di controindicazioni (soggetti anziani e/o cardiopatici). Al contrario, esistono valide alternative farmacologiche, maneggevoli, efficaci e con minori effetti collaterali, come gli oppiacei. In particolare, le più recenti formulazioni, che uniscono all’oppioide ossicodone il suo antagonista naloxone, presentano ulteriori benefici sotto il profilo della sicurezza e tollerabilità, in particolare contrastando la stipsi da oppiacei”.

“Quest’ultima indagine di Doxa ci restituisce un quadro di inappropriatezza terapeutica”, dichiara Marco Filippini, AD Mundipharma South Europe. “Quadro confermato dai dati di mercato, dai quali emerge come, a un leggero decremento dei FANS, non corrisponda un’adeguata crescita degli oppioidi, nonostante le evidenze cliniche, note AIFA e warning specifici che le Autorità regolatorie hanno comunicato quest’anno. A farne le spese sono poi i pazienti, condannati a non ricevere cure antalgiche adeguate, a rischiare seri effetti avversi e a convivere, nel quotidiano, con la sofferenza”.

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