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Coming out con mamma e papà: sono gay!

Accettare la propria omosessualità è difficile. L’affetto e il dialogo possono aiutare a superare qualsiasi pregiudizio

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Coming out con mamma e papà: sono gay!

Con la collaborazione della dott.ssa Laura Rivolta, psicologa e psicoterapeuta, specializzata in sessuologia clinica e in terapia sistemica relazionale

 

Il disagio e l’accettazione sono due termini strettamente legati all’argomento dell’omosessualità. Molti ragazzi vivono in segreto questa condizione a causa dei tanti pregiudizi e per la difficoltà di comunicare con i genitori. Il “coming out” è una decisione molto sofferta, e nella maggior parte dei casi il genitore “casualmente” ne viene a conoscenza. “Affrontare questo tema non è semplice”, spiega la dottoressa Laura Rivolta, “in quanto a prevalere è il disagio più o meno profondo di essere omosessuale da parte dei figli, il timore della reazione del genitore e la paura di compromettere la relazione familiare, fermo restando la paura di non essere accettati o di venire rifiutati. Ogni situazione è unica e comporta una specifica modalità di approccio perché, ad entrare in gioco, sono diversi fattori: la storia di ogni famiglia, le dinamiche e le relazioni affettive e psicologiche precipue di quel nucleo. Per questo motivo non esistono regole assolute ma è importante che il figlio si rivolga, una volta presa la decisione di parlarne, al genitore con il quale ha maggiore sintonia e confidenza, con il quale ha sviluppato nel corso degli anni maggiore intimità emotiva. Generalmente questa figura è la madre ma in alcuni casi, anche il padre rappresenta un interlocutore privilegiato, se è persona aperta e scevra da pregiudizi”.

 

Come e quando dirlo?

È necessario trovare il momento ed il luogo più adatto per parlarne ai propri familiari, ma soprattutto il contenuto e la modalità di comunicazione che avranno un valore assoluto.

Il coming out infatti, ha un significato molteplice, liberatorio per il figlio che desidera essere riconosciuto dal genitore per quello che veramente è, ma è anche l’opportunità per costruire un rapporto basato sull’accettazione della realtà. Il figlio in tal caso, è certamente portatore di sofferenza (elaborata o presente) e nella comunicazione la parte emotiva, deve essere anche un contenuto trasmesso. Certamente non sarà facile, magari richiederà più tempo, ma è un aspetto fondamentale, perché apre lo spazio ad un ascolto profondo.

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