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Come trarre salute e benessere dalle piante selvatiche

Le cosiddette “erbette”, utilizzate ancora oggi in cucina e in cosmesi, offrono un elevato valore nutrizionale e salutistico, mantenendo in buono stato sia l’intestino che la pelle. Come impiegarle? Le istruzioni dell’esperto, anche per l'acquisto

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Come trarre salute e benessere dalle piante selvatiche

Con la consulenza del dottor Roberto Paladin, erborista dell’azienda Mei di San Vendemiano - Conegliano (Treviso) - www.casamei.com 

 

Vantano una storia millenaria nella nostra cultura culinaria e venivano utilizzate anche in tempi di carestia o di scarsa disponibilità alimentare. Sono le piante selvatiche commestibili della tradizione contadina, le cosiddette “erbette”, meglio note agli addetti ai lavori con il termine di alimurgiche, tra le quali si aggiudicano un posto d’onore la cicoria selvatica, il finocchietto, il tarassaco, il topinambur e la bardana. Mentre si parla di piante officinali quando il loro utilizzo è destinato a scopi medicamentosi in campo erboristico.

 

Un concentrato di benessere

“Recenti studi clinici condotti sulle componenti delle piante alimurgiche”, spiega il dottor Roberto Paladin, erborista dell’azienda Mei, “ne hanno certificato il valore nutrizionale e salutistico, in quanto racchiudono vitamine, sali minerali, carotenoidi, cioè pigmenti antiossidanti, fibre alimentari, che modulano il tratto intestinale e l’assorbimento di cibi e nutrienti, e flavonoidi, essenziali nella lotta ai radicali liberi, responsabili del processo di invecchiamento precoce”. Per esempio, due fette di torta rustica a base di erbe spontanee hanno un contenuto in flavonoidi 12 volte superiore rispetto a un bicchiere di vino rosso, mentre il grespino comune e la rucola selvatica sono ai primi posti per la loro azione di controllo sui tassi di glicemia e colesterolo nel sangue. Non a caso, nella piramide alimentare della dieta mediterranea sono incluse sei porzioni di verdure, tra le quali anche i vegetali spontanei.

 

Istruzioni per l’uso

Ne esistono alcune varietà che mantengono inalterate le proprie caratteristiche se impiegate crude, come la cicoria in insalata, altre che si prestano invece alla cottura, come la bardana e il topinambur. L’importante è privilegiare tecniche poco stressanti, che consentono di conservare i loro valori nutrizionali, come il vapore o una veloce ripassata in padella.

“A differenza di quanto si è portati a pensare”, rivela l’esperto, “nella letteratura scientifica non sono riportati esempi di sensibilità o controindicazioni dirette o indirette al loro utilizzo, nemmeno in concomitanza di farmaci”.

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