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Come distinguere l’ipocondria da un reale problema di salute

Una ricerca rileva che le italiane sono seconde solo alle spagnole nella classifica delle più ipocondriache d’Europa. Eppure il disturbo si può curare, sia con i farmaci adatti sia con la psicoterapia, senza dimenticare un po’ di sport

Come distinguere l’ipocondria da un reale problema di salute

Con la collaborazione del professor Maurizio Pompili, docente dell’Università “Sapienza” e specialista dell’ambulatorio di psichiatria dell’Ospedale S. Andrea di Roma

 

Le italiane sono ipocondriache o semplicemente attente alla salute e alla prevenzione? A giudicare dai dati della recente ricerca, effettuata dall’Osservatorio Salute di Astra Zeneca, il confine fra normalità e malattia è veramente labile. Sì perché secondo lo studio, le italiane sono più attente alla prevenzione rispetto agli uomini (25% contro il 17%), nel seguire una dieta equilibrata (55% contro 45%) e nell’avere uno stile di vita più sano (51% contro 41%). Ma ben il 25% si preoccupa molto quando avverte un malessere e pensa subito di avere una malattia grave (contro il 17% degli uomini). Una percentuale alta che fa posizionare le italiane al secondo posto nella classifica europea delle ipocondriache, subito dopo le spagnole (29%).

 

Che cos’è l’ipocondria?

La malattia - spiega il professor Maurizio Pompili, docente alla “Sapienza” di Roma e specialista dell’ambulatorio di Psichiatria dell’Ospedale S.Andrea - ha molte sfaccettature ed è dunque frequente nella pratica clinica”. Non sempre però si incontrano le forme classiche e conclamate nelle quali il paziente giunge con decine di esami specialistici e la certezza di avere una malattia grave non ancora diagnosticata. “A queste forme – continua Pompili – se ne  associano altre, meno eclatanti, più subdole, ma che comunque disturbano il soggetto. Spesso queste persone infatti  non riescono ad essere in totale armonia con se stessi e il corpo. In altre parole, i loro conflitti non raggiungono la consapevolezza nella mente ma sono riversati sul corpo che diventa un terreno nel quale apparentemente il conflitto psichico può trovare una migliore gestione, ad esempio con un approccio medico. Ma tutto questo processo inconscio – conclude - poi sfugge di mano e conduce alla disperazione di avere una malattia grave”.

 

Come si cura

“I farmaci sono senza dubbio grandi alleati – afferma il professor Pompili - soprattutto all’inizio, per aprire un varco nella sofferenza e ridare un po’ di serenità alla persona”. In particolare vengono somministrati degli antidepressivi serotoninergici, come il prozac (fluoxetina), sotto rigoroso controllo medico. Anche la psicoterapia è in grado di individuare i conflitti più gravi: può essere d’aiuto e permettere dei miglioramenti duraturi nel tempo. In molti casi, addirittura, distendersi sul lettino del terapueta può risolvere il problema dell’ipocondria o quantomeno eliminare gli aspetti maggiormente critici.

 

Poca attività sportiva

Alla fotografia di una fetta di popolazione che si crede malata anche quando non lo è si aggiunge il dato, tratto sempre della stessa ricerca, che rileva come le italiane facciano meno sport degli uomini (il 57% delle donne dichiara di non fare nessuna attività). È vero, la crisi economica non incoraggia le spese, e il tempo a disposizione diventa merce rara per le donne divise fra lavoro e casa. Eppure i benefici dello sport fuori casa sono innegabili, sia sul piano fisico sia su quello psichico. “Ci vorrebbero anche in questo caso delle campagne che sensibilizzino allo sport – spiega lo psichiatra - Molti pensano che fare sport significhi solo fatica e sacrificio ed ignorano la piacevole sensazione del corpo dopo un esercizio fisico che ha ben ossigenato l’organismo e ha permesso il rilascio di sostanze come le endorfine che apportano benessere e piacere fisico”.   

 

L’aiuto in ambulatorio

Da anni l’ambulatorio di psichiatria presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea si occupa dei disturbi mentali. In totale sono almeno mille i casi d’ipocondria in corso di trattamento (dieci nuovi ogni anno). Nel diagnosticare un paziente occorre stare attenti anche alle sfumature: vi possono essere al contempo chiari sintomi depressivi o ansiosi associati mentre a volte prevale più l’aspetto ipocondriaco. “I successi – ricorda Pompili - sono spesso riferiti ad una corretta gestione farmacologica e ad una relazione medico-paziente efficace e di sostegno. Infatti, questi pazienti alle volte possono essere lamentosi e ripetitivi nella loro certezza di malattia e il medico può non essere così empatico e rassicurante come necessario. Ma quando hanno una spalla sulla quale piangere il successo ha più garanzie”.

 

Sotto controllo

Il fenomeno dell’ipocondria nel nostro Paese resta sotto i livelli d’allarme secondo il professor Maurizio Pompili. Per quanto riguarda gli altri disturbi, oltre a quelli ansioso-depressivi e dell’umore, vi sono problemi di confine, vale a dire, che sfociano nella tristezza e nell’angoscia “normale”, derivati da crisi psicosociali, sconfitte e umiliazioni. “In questi casi, lo psichiatra, -  afferma il professore - ammesso che si rivolga alla sofferenza dell’individuo e alla vera origine di questi problemi, può dare un vero aiuto ed evitare condizioni di peggioramento del problema”. 

di Elisabetta Gramolini

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