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Come crescere un “ecobimbo”

Dal pannolino alla pulizia. Dalle pappe ai vestitini, ecco le soluzioni per inquinare di meno e dargli un mondo migliore

Come crescere un “ecobimbo”

Tutti i neo genitori desiderano il meglio per il proprio bambino e sognano una cameretta a tinte pastello, bella come quella di una principessina o di un principino. Ma è questo che serve davvero al bimbo? “Fino ai 3 anni il bambino è in continua evoluzione e per quanto arredata di tutto punto, non sfrutterà la cameretta” dice Nicoletta Pennati, autrice con Rita Imwinkelried di Primi passi verdi, di Altreconomia, manuale per genitori e bimbi eco-sostenibili. “In realtà, ha bisogno dapprima di una culla e poi di un lettino, di una cassettiera per i vestitini ed eventualmente del fasciatoio, anche se qualsiasi superficie di casa, per esempio il proprio letto o il tavolo, su cui appoggiare un materassino, va benissimo. Importante è non usare la navicella della carrozzina come culla: si rischia di far dormire il piccolo tra copertine e lenzuola piene di smog e inquinamento. Piuttosto, in casa va bene una cesta ovale attrezzata con cuscini morbidi, da tenere accanto al letto di mamma e papà per facilitare le poppate notturne”. E quando cresce? “Nella sua stanzetta basta avere una seggiolina, un tavolino e una parete-lavagna, così sarà libero di giocare, rotolarsi, saltare, fare le capriole senza ostacoli. Ai piccoli basta poco”.

 

Quanto inquina un bebè? Consuma una montagna di pannolini

Tanto piccolo e carino, ma un neonato riesce a produrre tonnellate di rifiuti di difficile smaltimento. Migliaia di pannolini (oltre 6 mila pezzi nei primi 3 anni, secondo un’indagine dello sportello Ecoidea della Provincia di Ferrara) che finiscono nella raccolta indifferenziata. Soluzione? Il ritorno ai ciripà in tessuto è impensabile ma sono in commercio pannolini ecologici, per esempio quelli che il comune di Scandicci, Firenze, ha deciso di regalare alle neo mamme per sensibilizzare sul tema dell’impatto ambientale di questi prodotti. Ottenuti da materie prime vegetali, sono biodegradabili e si gettano nel bidone dell’organico. Oppure, si può puntare su quelli lavabili e riutilizzabili, composti da una mutandina impermeabile ma traspirante, un pannolino in cotone e un velo raccogli pupù biodegradabile. Vantaggi? Costo limitato a un paio di acquisti, meno arrossamenti e dermatiti e l’abbandono del pannolino a favore del vasino prima dei 3 anni. Insomma, una battaglia ecologica e d’indipendenza.

 

Pulito senza saponi

Con acqua e qualche goccia di olio di riso il bebè è pulito. Per la sua igiene non è necessario lavarlo con nient’altro. Anche i detergenti più delicati, infatti, sono composti da sostanze potenzialmente aggressive per la sua pelle. Nell’acqua del bagnetto, un cucchiaino di amido di mais biologico. Niente talco, che ostruisce i pori, niente profumi, niente salviettine per lavare il sederino. Insomma, naturalissimo. Ma se proprio non si resiste al prodotto baby, controllare in etichetta che non siano presenti petrolati (paraffina, vaselina, mineral oil), siliconi, triclosan, glycol, PEG, EDTA, DEA, MEA, TEA, formaldeide e ftalati, come segnala l’Associazione Internazionale di Ecodermatologia.

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di Livia Zacchetti

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