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Colon irritabile

Anche se è una malattia benigna, è comunque in grado di condizionare la qualità di vita di chi ne è affetto

Colon irritabile

Con la consulenza del dott. Piero Loriga, direttore UOC di Gastroenterologia, ASL di Cagliari

 

La sindrome del colon irritabile può interessare chiunque, indipendentemente dall’età e dal sesso. Tuttavia, essa colpisce più spesso le persone emotive o quelle che hanno uno stile di vita frenetico e stressante. È dunque più diffusa nelle società industrializzate, dove ne è affetto il 15% circa della popolazione. Le cause vanno ricercate in vari fattori: genetici, alimentari, ambientali, psicologici (ansia-depressione), immunitari e ormonali. Alla base dei disturbi vi è un aumento della sensibilità del colon che diviene “irritabile” nei confronti degli stimoli esterni, oltre a un’alterazione dello svuotamento intestinale.

 

Come si scopre

Si può parlare di sindrome dell’intestino irritabile quando sono presenti tre sintomi principali: dolore o fastidio, presente da almeno tre mesi, soprattutto durante il giorno, che si riduce con l’eliminazione di feci e gas alterata eliminazione delle feci (stitichezza o diarrea, oppure stitichezza alternata a diarrea) a volte associata a presenza di muco eccessiva produzione di gas intestinali, con distensione dell’addome e fastidiosi rumori intestinali. La diagnosi è clinica, cioè non la si ottiene con esami di laboratorio o strumentali, ma soltanto sulla base dei sintomi lamentati dal malato e dai riscontri ottenuti durante la palpazione dell’addome, che in genere evidenzia un colon contratto e dolorante. Tuttavia, bisogna precisare che a volte non è possibile diagnosticare la sindrome dell’intestino irritabile sulla sola base dei sintomi escludendo altre malattie benigne o maligne del colon, ma si deve sottoporre il malato a esami come la colonscopia o la radiologia. Un dolore all’addome o un’alterazione nell’evacuazione delle feci che ha fatto la sua comparsa per la prima volta dopo i 50 anni, devono necessariamente essere indagati con la colonscopia.

 

Non solo farmaci

Anche se è difficile guarire definitivamente dalla sindrome del colon irritabile, è stato osservato che con il tempo le crisi diventano sempre più rare e gli episodi meno dolorosi. Infatti, il malato impara a riconoscere e a evitare tutto quello che è dannoso per il proprio intestino, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione. I principali consigli per un’alimentazione corretta sono due: “riempire” il colon con fibre per ridurne la spasticità e per favorire una facile eliminazione di feci e gas; ridurre il gonfiore addominale, eliminando tutti quegli alimenti che favoriscono la sua comparsa. Tra questi, ci sono soprattutto i legumi e alcuni vegetali (carciofi, cavoli, cavolfiore, verza, cipolle e, in minor misura, patate e melanzane), oltre alla frutta eccessivamente matura o zuccherina (fichi, uva, cachi, albicocche). Tra i vegetali vanno preferiti i finocchi, le verdure amare e la rucola, mentre tra la frutta è bene mangiare mele e pere. A volte, la sola corretta alimentazione non è sufficiente a eliminare il disturbo, per cui è necessario intervenire caso per caso con farmaci contro la spasticità del colon o che regolano lo svuotamento dell’intestino. Inoltre, oggi si fa ampio utilizzo dei probiotici, che introducono nell’intestino miliardi di batteri vivi (come lattobacilli e bifidobatteri), in grado di regolarizzare lo svuotamento del colon e di ridurre il gonfiore addominale.

 

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di Cesare Betti
PARLIAMO DI: colon irritabile, cura

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