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Il cibo che “torna su”

Il reflusso gastroesofageo è una condizione fisiologica nei neonati, ma se persiste e il bambino non cresce, è bene rivolgersi al pediatra

Il cibo che “torna su”

Con la consulenza del dott. Massimo Granato, specialista in pediatria, e del prof. Francesco Pignataro, responsabile servizio di ecografia internistica pediatrica e interventistica presso il Gruppo Artemisia

 

Il grande incubo delle mamme sono le temutissime colichette. Molto frequenti nei primi mesi di vita di un bambino, rappresentano spesso una delle prime “emergenze” alle quali fare fronte, visto soprattutto il pianto disperato che provocano nei neonati. Eppure, non molte mamme sanno che in agguato, dietro a quel pianto, potrebbe esserci un altro nemico per il piccolo e altrettanto frequente nei primi mesi di vita. È il reflusso gastroesofageo, un fenomeno fisiologico certamente fastidioso, ma niente di preoccupante. Ovviamente fino a quando si mantiene entro certi livelli e, soprattutto, fino a quando non interferisce con la crescita e l’aumento di peso del bambino e non perdura oltre i 12-18 mesi di vita. Ma di cosa si tratta e quali sono i campanelli d’allarme che richiedono una visita dallo specialista? Per saperne di più, abbiamo contattato il dott. Massimo Granato, pediatra e il dott. Francesco Pignataro, uno dei massimi esperti della diagnosi ecografica pediatrica.

 

Un problema fastidioso

“Per reflusso gastroesofageo – spiega il dott. Pignataro – si intende il passaggio involontario di materiale gastrico che dallo stomaco risale verso l’esofago. In altre parole, un piccolo quantitativo di cibo risale dallo stomaco attraverso l’esofago, il 'tubo' che congiunge lo stomaco alla gola. Questo fenomeno avviene quando la valvola (chiamata cardias) che separa stomaco e esofago non tiene correttamente e quindi consente il passaggio all’indietro del cibo. Il rigurgito è un fenomeno molto frequente perché nei neonati il cardias è poco continente. In altri casi, più gravi, il problema, è legato a un’altra valvola che congiunge la fine dello stomaco al duodeno, il piloro, che potrebbe presentare un’alterazione (detta ipertrofia o stenosi pilorica) la quale determina un passaggio di cibo molto lento e difficoltoso dallo stomaco all’intestino”.

 

I sintomi da tenere d’occhio

“Se durante i primi mesi dopo il pasto ci sono episodi di vomito o rigurgito, è bene parlarne con il pediatra e mettere in atto alcune strategie” dice il dott. Massimo Granato. “Stesso discorso nel caso di pianto e irrequietezza, soprattutto se avvengono durante la notte, perché potrebbe essere sintomo di un’infiammazione della mucosa esofagea (non dimentichiamo mai che il reflusso è acido). Ma è soprattutto davanti una mancanza di accrescimento ponderale che bisogna preoccuparsi. Se il bambino mangia in quantità adeguata, ma non aumenta di peso, allora vomito e rigurgito meritano sicuramente un approfondimento diagnostico. Così come nel caso di sintomi respiratori, come una tosse persistente non responsiva ai trattamenti terapeutici specifici o bronchiti ricorrenti. Questo perché il rigurgito può interferire anche con le vie respiratorie”.

 

Come si effettua la diagnosi

Dalla impedenzo pH-metria, all’endoscopia esofago-gastrica, agli esami radiologici: ci sono diversi esami ai quali può essere necessario sottoporre il bambino, soprattutto per escludere le altre cause di reflusso. Ma dipende da caso a caso. “È, infatti, il pediatra a ‘leggere’ nei racconti della mamma i sintomi che indicano la necessità di approfondire la situazione con il controllo strumentale più idoneo. L’esame di prima scelta rimane comunque l’ecografia”, spiega Francesco Pignataro. “E qui è necessaria una precisazione importante: è fondamentale che a eseguire questo esame – non invasivo e non doloroso per il piccolo – sia un professionista e in grado di saper interpretarlo correttamente. Si tratta di piccoli pazienti che richiedono, tuttavia, una grande esperienza. Individuare ecograficamente un reflusso gastroesofageo o un’ipertrofia o stenosi pilorica è possibile, purché a fare l’esame sia un esperto”. Oltre all’ecografia, anche la pHmetria delle 24 ore può essere un esame utile. Eseguito in regime ambulatoriale, consente la registrazione, per 24 ore, degli episodi di reflusso. Permette anche di valutare quando questi episodi si verificano e cioè se il bambino è disteso o seduto, se sta mangiando, se sta dormendo eccetera. Il medico inserisce un sondino nella narice del paziente, sondino in grado di valutare il grado di pH, cioè di acidità, a livello dell’esofago. Questo sondino è collegato a un registratore.

 

di Claudia Maria Ragno

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