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Cellule staminali: 30 mila trapianti da cordone ombelicale

A fronte dell’aumento dei successi per la cura di numerose patologie tumorali, in Italia il 95% dei cordoni vengono gettati come un rifiuto speciale.

Cellule staminali: 30 mila trapianti da cordone ombelicale

Il trapianto di sangue cordonale ha alle spalle 25 anni di consolidata esperienza sul campo e si è dimostrato una valida fonte alternativa di cellule staminali.

Grazie ai trapianti di cellule staminali cordonali, che nel mondo superano i 30 mila casi, è possibile trattare ben 80 patologie. Traguardo confermato dalla dottoressa Eliane Gluckman, massima esperta mondiale del settore.

“Il trapianto di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale dei nascituri è ormai una realtà consolidata e ha mostrato tassi di successo sovrapponibili al più invasivo espianto di midollo osseo da donatore vivente”, dichiara il Prof. Francesco Zinno, Docente di Immunoematologia all’Università di Tor Vergata. “I campi di applicazione aumentano di giorno in giorno: uno studio statunitense, condotto presso la Duke University, ha dimostrato come il trapianto autologo di cellule staminali cordonali abbia reso possibile la ripresa di bambini affetti da paralisi cerebrale infantile che, altrimenti, sarebbero stati destinati all’invalidità”, ha spiegato lo specialista ricordando anche il caso dello scorso luglio della bambina italiana affetta dalla stessa patologia e ora in significativo miglioramento.

Oggi, è addirittura possibile curare patologie genetiche come l’ADA-scid (il sistema immunitario è praticamente inesistente e i piccoli malati sono costretti al perenne isolamento) e la Sindrome di Wiskott-Aldrich (malattia che provoca emorragie, infezioni gravi e tumori).

A fronte di questi successi, esiste però una situazione paradossale: in Italia, oltre il 95% dei cordoni vengono gettati come un rifiuto speciale, sprecando letteralmente un preziosissimo materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche, e il cui approvvigionamento, come ricordano gli specialisti, non comporta alcun rischio per madre e neonato.

 “È come gettare nel contenitore dei rifiuti ospedalieri un qualunque organo potenzialmente utilizzabile per un trapianto – sottolinea il prof. Zinno. Basti pensare che solo nel nostro Paese, ogni anno si ammalano di leucemia circa 5 bambini ogni 100.000 abitanti e i linfomi rappresentano il 15% di tutti i tumori nei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni (Fonte: AIRC e EBMT). “Questi piccoli pazienti potrebbero guarire grazie alla lungimiranza dei propri genitori o alla generosità di altri”, afferma l’immunoematologo.

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