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BPCO: in Italia, per il 61% dei pazienti non è diagnosticata

In occasione della XIII Giornata Mondiale Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva le principali società scientifiche si confrontano sull’urgenza per la patologia di una gestione clinica integrata e presentano il Progetto educazionale EUREKA

BPCO: in Italia, per il 61% dei pazienti non è diagnosticata

A causa del progressivo invecchiamento della popolazione che si registra anche nel nostro Paese sono in costante aumento molte patologie croniche come ad esempio alcuni tipi di malattie respiratorie. Tra queste, la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (Bpco), caratterizzata da un’ostruzione irreversibile delle vie respiratorie, è solitamente progressiva e associata ad uno stato di infiammazione cronica. In Italia si stima che la BPCO riguardi 4.400.000 pazienti, molti dei quali non correttamente diagnosticati o adeguatamente trattati, e si prevede che nel 2020 questa condizione possa rappresentare la 3° causa di morte nel mondo.

In occasione della XIII Giornata Mondiale della BPCO di oggi, mercoledì 19 novembre, i rappresentanti delle principali società scientifiche italiane in materia si sono riuniti a Milano per un approfondimento dedicato alla patologia, agli approcci terapeutici attuali e futuri e all’importanza di una gestione multidisciplinare e integrata che assicuri un’efficace presa in carico del paziente.

“La BPCO si manifesta con ostruzione cronica delle vie aeree e diminuzione del flusso respiratorio, risultanti dalla combinazione di lesioni diverse e variabili per sede, tipo, gravità o estensione – afferma il Professore Carlo Mereu, Direttore Struttura Complessa di Pneumologia e Direttore Dipartimento Specialità Mediche ASL2 Savona, e Presidente SIMeR (Società Italiana di Medicina Respiratoria) – Tra le maggiori cause di questa condizione, va considerato il tabagismo, seguito dall’esposizione ad agenti inquinanti e dall’inalazione di sostanze nocive”.

I sintomi della BPCO (tra i più frequenti tosse protratta, presenza di catarro, dispnea, limitata tolleranza all’esercizio fisico e influenza o bronchiti che tardano a guarire) vengono spesso sottovalutati e trascurati, poiché ritenuti conseguenza pressoché naturale del fumo o dell’invecchiamento della persona. Ciò fa sì che la diagnosi avvenga in ritardo o non avvenga affatto.

Il principale strumento diagnostico per la BPCO è la spirometria, esame che verifica l’ostruzione del flusso aereo, unita alla valutazione di sintomi respiratori e/o esposizione ai fattori di rischio, della qualità di vita e a eventuali altre indagini di funzionalità respiratoria. “Si pensi che in alcuni pazienti la BPCO viene diagnosticata attorno ai 60 anni, quando la malattia è ad uno stadio avanzato e la funzione respiratoria risulta già significativamente compromessa”, prosegue Mereu.

Come per tutte le grandi cronicità, la corretta gestione della BPCO richiede un programma di monitoraggio della malattia che consenta di adattare il trattamento alla progressione della stessa e, soprattutto, un precoce intervento della riabilitazione respiratoria per prevenire l’invalidità polmonare. “La terapia del paziente con BPCO in fase stabile - precisa il Professore Fausto De Michele, Primario della U.O. di Pneumologia I e Fisiopatologia Respiratoria dell'Ospedale Cardarelli di Napoli e Presidente Nazionale AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) - prevede innanzitutto la rimozione dei fattori di rischio, con particolare riferimento al fumo di sigaretta. Attualmente sono, inoltre, disponibili diversi farmaci broncodilatatori a lunga durata d’azione, molto efficaci nel controllo dei sintomi del paziente ed in grado di rallentare la progressione della malattia”.

Nel corso della storia naturale della condizione patologica, il paziente con BPCO può andare incontro a riacutizzazioni, prevalentemente su base infettiva (virale e/o batterica) che rappresentano la principale causa di visite mediche, ospedalizzazioni e decessi.  “Per la prevenzione delle riacutizzazioni è importante l’esecuzione in tutti i pazienti della vaccinazione antinfluenzale, associata al regolare trattamento farmacologico di base – afferma De Michele – Le esacerbazioni meno gravi possono essere trattate a domicilio con l’aumento del livello di trattamento basale e l’integrazione, se necessario, di antibiotici e steroidi. Nei casi più gravi bisogna ricorrere all’ospedalizzazione, possibilmente in ambiente specialistico pneumologico”, conclude De Michele.

Il paziente con BPCO richiede una gestione piuttosto complessa, soprattutto in considerazione del fatto che frequentemente si tratta di un paziente anziano, diagnosticato in ritardo, molto probabilmente fumatore (o ex fumatore) e con possibili comorbilità. Per la presa in carico ottimale di questo tipo di paziente è pertanto necessario un approccio multidisciplinare, che veda la massima collaborazione tra il medico di medicina generale e lo specialista pneumologo (ed eventuali altri figure professionali coinvolte nell’assistenza domiciliare) e che incontri un sistema di cure integrate sul territorio.

Di fronte a un paziente con BPCO, è fondamentale che il medico di medicina generale imposti un piano di  presa in carico globale, che tenga conto della cronicità della patologia, della sua progressiva evoluzione e del rischio di esacerbazioni della stessa. – afferma il Dott. Germano Bettoncelli, Medico di Medicina Generale a Brescia e Responsabile Nazionale Area Pneumologica SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) - Soltanto una buona relazione tra medico di medicina generale e specialista, in un contesto di gestione integrata territoriale, purtroppo ancora in parte da costruire, permetterà di offrire al paziente la continuità assistenziale auspicabile”.

Al fine di sensibilizzare i medici di medicina generale sulla diagnosi precoce della BPCO e sulla gestione globale del paziente, il board scientifico composto dai Presidenti delle Società AIPO, SIMeR, AIMAR e SIMG, con il contributo non condizionato di Biofutura, ha dato vita al progetto educazionale EUREKA. “Il progetto EUREKA – spiega il Prof. Fernando De Benedetto, Direttore dell’UOC di Pneumologia Presidio Ospedaliero Clinicizzato di Chieti e Presidente AIMAR (Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo studio delle Malattie Respiratorie) – prevede lo svolgimento di 150 incontri ECM sul territorio nazionale che coinvolgeranno oltre 1.000 medici di medicina generale con l’intento, grazie anche al coordinamento di uno specialista pneumologo, di fornire un’opportunità educazionale sulla gestione clinica integrata della BPCO”. 

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