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broncopneumopatia cronica ostruttiva: in arrivo una nuova terapia

Movimento costante, quotidiano, e farmaci broncodilatatori fondamentali per rallentare il progredire della patologia e aiutare il paziente a mantenere una performance fisica quotidiana.

broncopneumopatia cronica ostruttiva: in arrivo una nuova terapia

Secondo le linee guida GOLD (Global Initiative on Obstructive Lung Deseases), programma sanitario che riguarda la broncopneumopatia cronica ostruttiva, il movimento costante quotidiano insieme ad una corretta pratica clinica, sono alla base di una gestione efficace, nel lungo termine, del paziente affetto da BPCO. I protocolli di cura indicano l’impiego dei farmaci broncodilatatori, fondamentali per rallentare il progredire della patologia e aiutare il paziente a mantenere una performance fisica quotidiana.

Il ruolo delle terapie innovative è stato al centro del Convegno Novair, appena conclusosi a Firenze, durante il quale sono state condivise importanti evidenze cliniche riportate dallo Studio multicentrico Shine. L'indagine, che ha coinvolto più di 2.000 pazienti, ha confermato, infatti, come i pazienti trattati con la co-formulazione indacaterolo/glicopirronio, oltre al miglioramento della funzionalità polmonare, guadagnino ben 16 giorni liberi dai sintomi, nell’arco temporale dei 6 mesi, rispetto alla terapia farmacologica con un solo broncodilatatore.

“La BPCO è una malattia cronica invalidante caratterizzata da lenti e progressivi mutamenti strutturali dell’apparato respiratorio con una conseguente limitazione al passaggio dell'aria attraverso i bronchi, il che conduce gradualmente alla sensazione di difficoltà respiratoria fino ad una vera e propria “fame d’aria", spiega Pierluigi Paggiaro, Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università degli Studi di Pisa. La dispnea, insieme alla tosse persistente spesso associata a catarro, sono i sintomi principali. In Italia ne soffre il 6% della popolazione; solo in Toscana si stimano 200.000 casi.”

La BPCO riduce progressivamente la capacità di movimento dei pazienti: difficoltà a salir le scale, affanno a passeggiare fino a dovere rinunciare a camminare per brevi tragitti, e a trovare molto difficoltose semplici attività quotidiane come vestirsi o lavarsi. La crescente fatica induce il paziente ad auto-limitarsi nell’attività fisica, con un conseguente peggioramento della qualità della vita e della prospettiva di sopravvivenza.

“I risultati dello studio Shine rappresentano un traguardo importante, afferma Francesco Blasi, Ordinario di Malattie Respiratorie all’Università di Milano, IRCCS Fondazione Cà Granda Policlinico - perché permette di riprendere una vita attiva, tornare a svolgere attività quotidiane, prendersi cura di se stessi, soprattutto al mattino, il momento più difficile della giornata per la maggior parte dei nostri pazienti. Sono risultati che pongono le basi per una migliore gestione della BPCO e per favorire un reale cambiamento nello stile di vita”.

La funzione delle terapie non è solo limitata alla gestione dei sintomi, ma rappresenta un tassello fondamentale di quell’insieme di fattori che aiutano il paziente a non lasciarsi andare e trovare la giusta motivazione per mantenere una buona qualità di vita con un impatto importante sul rallentamento della progressione della BPCO.

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