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Scopriamo le virtù del Percorso Kneipp

Un trattamento utile per stimolare la microcircolazione sanguigna e linfatica, ridurre la cellulite, rigenerare la pelle, ossigenare i tessuti cutanei, ma anche supportare il decorso post-operatorio di alcuni interventi chirurgici.

Scopriamo le virtù del Percorso Kneipp

Con la consulenza del dottor Sergio Pecoraro, fisioterapista e osteopata

 www.sergiopecoraro.it

 

È un rituale ormai sulla bocca di tutti, complice il vero e proprio boom di Spa e centri benessere, che lo propongono come trattamento benessere di punta, utile per stimolare la microcircolazione sanguigna locale, con la conseguente riduzione degli inestetismi della cellulite e della ritenzione idrica, e consentire un miglioramento della texture e della tonicità della cute.

Si tratta di un camminamento su ciottoli o su di una superficie irregolare, immersi fino alle ginocchia o a metà polpaccio in acqua calda e fredda, mentre sugli arti inferiori, e non solo, vengono indirizzati getti di acqua dolce a una temperatura che si attesta all’incirca sui 16-18° C. Ciò che non tutti sanno è che questa metodica risale a più di duecento anni fa, alla fine dell’Ottocento, e deve i natali a un abate tedesco, Sebastian Kneipp. “Il principio attorno al quale si sviluppa la tecnica”, spiega il dottor Sergio Pecoraro, fisioterapista e osteopata a Bologna, “è l’efficacia dell’acqua a scopi terapeutici. Non a caso, il sacerdote bavarese è considerato il padre dell’idroterapia. Il giovane Kneipp soffriva di tubercolosi e a un certo punto della sua vita fece la conoscenza di un testo di Johann Siegmund Hahn, dal titolo, ‘Lezione sulla forza guaritrice dell'acqua fresca’. Secondo quando riportato sul manuale, fare impacchi con acqua fresca avrebbe portato giovamento a diverse patologie. Così, l’abate iniziò a immergersi nel Danubio, in modo da favorire il metabolismo sia del corpo sia della pelle. E nell’arco di sei mesi, la cura si rivelò molto benefica”.

 

Come funziona

Il meccanismo di azione del trattamento si basa sulla neuropercezione della pianta del piede, dove si trovano proiettati i punti riflessi di tutti gli altri organi corporei. I getti d’acqua prodotti tramite l’utilizzo di speciali augelli - che possono essere montati anche in vasche e docce domestiche -, sono diretti principalmente sulle gambe, ma ne trovano giovamento anche braccia e colonna vertebrale. Il segreto risiede nel diversificare la pressione dell’acqua a seconda del distretto corporeo e della problematica da trattare, per “risvegliare” la microcircolazione della pelle, l’organo più ampio del corpo, sulla quale si riflettono tutte le connessioni nervose dell’organismo.

 

Tecnica e benefici

“Dal punto di vista fisioterapico”, conclude lo specialista, “il metodo viene impiegato dopo interventi chirurgici per rilanciare la circolazione sanguigna e linfatica, e favorire uno scambio dei nutrimenti a livello cellulare e metabolico dei tessuti interessati al trauma. Per questo scopo si può effettuare la seduta anche in acqua alta, tenendo il corpo in sospeso, per non caricare il proprio peso sulle articolazioni, facilitando così il movimento. La durata della sessione dipende dalla zona sulla quale si deve intervenire. Per le gambe, sono necessari percorsi di un minuto, da ripetersi più volte, alternando la temperatura dell’acqua. La raccomandazione, in ogni caso, è di rivolgersi a strutture e centri qualificati”.

di Simona Lovati

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