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La camelia, il fiore da cui è nato il tè

È dalle foglie che si ricava la bevanda amata in tutto il mondo

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La camelia, il fiore da cui è nato il tè

C’è tempo ancora la prossima domenica per visitare la mostra delle Antiche Camelie della Lucchesia che si tiene a Pieve e S.Andrea di Compito, in provincia di Lucca. La zona è uno splendore di colori che vanno dal bianco a tutte le tonalità di rosso, passando per il rosa e gli screziati (http://www.camelielucchesia.it/). Non si tratta soltanto di una mostra di fiori, seppur importanti e con una loro identità storica (era la camelia il fiore adottato dai carbonari per  costruire un’Italia unita), ma di un tesoro di benessere. Recenti risultati scientifici, infatti, hanno scoperto la presenza nelle foglie, nei fiori e nei semi di camelia di principi attivi molto efficaci utilizzati in erboristeria, cosmesi, fitofarmaci, oltre a un utilizzo che è poco noto, quello del tè.

 

La cerimonia del tè

È proprio dalle giovani foglie di un tipo di camelia, la “Camelia sinensis” che nasce il tè di tutti i tipi, verde, nero e oolong. Esistono 3000 qualità di tè, tutte ricavate dalla stessa pianta originaria della Cina. Sono i territori e la lavorazione delle foglie del tè a farne un prodotto dalle molte anime. E in Lucchesia, grazie  a Guido Cattolica, adesso ci sono le piante di tè, rigorosamente bio. Il lavoro del ricercatore e studioso è conosciuto e apprezzato anche in Giappone e, nonostante i tragici eventi che hanno funestato la nazione, la delegazione giapponese di Shizuoka ha voluto partecipare alla manifestazione mostrando come si trattano le foglie di tè.

Nello Zen si dice che si può incontrare un intero universo, bevendo una tazza di tè, per questo c’è una vera e propria cerimonia, con una lunga e minuziosa preparazione:  “Il senso della cerimonia va oltre la bevanda ed è l’essenza della natura, poiché rappresenta i cinque elementi: terra, acqua, legno, fuoco, metallo”, spiega Yoko Shimada, insegnante di cerimonia del tè e presidente di Iroha, associazione fiorentina per lo scambio culturale tra Italia e Giappone (http://www.iroha.it/). Ciò accade perché si vive completamente il qui ed ora partecipando totalmente alla cerimonia con un cuore libero da sentimenti di egoismo. “Si insegna a portare rispetto verso tutto, non solo le persone, ma anche gli oggetti; nella stanza del tè si impara la lezione per quando si esce e si va nella vita”, spiega Yoko. Non è facile diventare maestri di cerimonia, e non ci sono dei tempi prefissati: tutto dipende dalla storia personale, dall’esperienza di chi si cimenta in questo percorso. I maestri conoscono la letteratura cinese e giapponese da cui trarre le frasi utili di volta in volta, le poesie da accompagnare alla cerimonia, l’architettura, gli oggetti che variano ogni stagione e tutti i mesi “Si dice che imparare la cerimonia del tè è una storia che dura tutta una vita e che il maestro vero sia il frutto di una continua esperienza”, dice ancora la presidente dell’associazione. 

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