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L'insostenibile costo dell'acqua gratuita

Charles Fisherman, giornalista di Fast Company, è in tour in Italia per presentare la sua inchiesta sulla cattiva gestione dell’acqua

L'insostenibile costo dell'acqua gratuita

Sapete che la gran parte dell’acqua se ne va nello sciacquone? E che, anche in Europa, città come Barcellona hanno sofferto la sete, arrivando a farsi portare l’acqua via nave? O che Las Vegas vanta le più spettacolari fontane del mondo, pur sorgendo in mezzo a un deserto?

Lo racconta Charles Fishman, giornalista di Fast Company, in “La grande sete” (Egea, 28 euro): l’autore è in tour in Italia dal 9 al 15 maggio (qui il calendario degli incontri http://www.egeaonline.it/ITA/Eventi/News.aspx?IDAgenda=1944) per spiegare la sua teoria: l’età dell'acqua abbondante e gratuita è finita anche nel mondo sviluppato, e la colpa è della cattiva politica e della nostra incapacità di comprenderne il valore.
“Ci ostiniamo a ritenere che l’acqua debba essere abbondante e sostanzialmente gratuita, come è accaduto nei paesi sviluppati nell’ultimo secolo. Ma l’acqua, che non scompare, si sposta, in seguito ai cambiamenti climatici, in direzioni diverse da quelle delle migrazioni umane, si sporca fino a diventare inutilizzabile e, a causa della nostra disattenzione, viene sottratta agli usi tradizionali dalle dighe e deviata dai canali – spiega Fishman –. Il risultato è una serie infinita di crisi locali dell’acqua, che devono essere risolte su base locale con buone idee, buona politica e la consapevolezza che l’acqua gratuita comporta costi insostenibili anche per chi la usa”.

Per dimostrarlo, Fishman è per partito per un viaggio dagli stabilimenti bergamaschi della San Pellegrino fino agli Stati Uniti, all’Australia, all’India e alle Isole Fiji.
“Senza assegnare all’acqua un prezzo realistico – continua l’autore – continueremo a pagare i costi di manutenzione di reti idriche ridotte a un colabrodo (in Italia perdono tra il 30 e il 40% dell’acqua, compromettendone anche la sicurezza, siccome le perdite comportano uno scambio con l’ambiente esterno in punti non controllabili) e continueremo a spendere più in acqua minerale (soggetta a controlli meno rigorosi di quella del rubinetto) che in quella dell’acquedotto”.

 

di Monica Coviello

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