Gli omeopati ortodossi di sicuro arricciano il naso quando sentono parlare di prevenzione di massa e di vaccini per evitare l’influenza. I principi base dell’omeopatia classica, infatti, insegnano che il rimedio non agisce per una propria attività chimica, quindi non interviene contro l’agente che provoca l’insorgere della malattia - non importa se batterio, virus, o altro - ma mira invece al risanamento della persona. “Una patologia in corso significa che è avvenuto un attacco esterno su un soggetto in disequilibrio, quindi è fondamentale curare il malato e non la malattia, seguendo il principio dell'individualità che considera ogni paziente nella sua unicità e lo osserva nella sua complessità di sintomi, segni, costituzione, ereditarietà, affetti, traumi, alimentazione, e tutto ciò che interagisce con la sua vita”, spiega Michele Iannelli medico specialista in psicologia clinica, psicoterapeuta ed omeopata, che prosegue: “Secondo il principio dell’Unicismo, ciascuna persona ha un solo rimedio, il “simillimum”, individuato sulla base dell’unità mente-corpo di ciascun malato, che il medico omeopata conosce durante il colloquio con il paziente”. Ciò che la persona sente, prova e racconta è l’espressione personale della malattia.
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