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Uomini credono di meno nell'erboristeria e nell’omeopatia

A dare una risposta concreta Carlo Cerracchio, psicologo-psicoterapeuta presidente Associazione italiana psicologia e psicoterapia (Aipep)

Uomini credono di meno nell'erboristeria e nell’omeopatia

Stando alle ultime statistiche sull'utilizzo delle terapie non convenzionali pubblicate dall'ISTAT, sono le donne a fare uso più degli uomini di rimedi terapeutici diversi da quelli proposti dalla medicina tradizionale. Sono circa 4.700.000 le donne rispetto ai 3.162.000 uomini, pari rispettivamente al 15.8% e al11,2%, provenienti in maggioranza tra gli strati più acculturati della popolazione, che in caso di malattia si rivolgono all'omeopatia, alla fitoterapia e all'agopuntura, in ordine di preferenza.


Gli uomini preferiscono la farmacia
Perché i maschi disdegnano l'erboristeria? “Una risposta la possiamo trovare nelle caratteristiche psicologiche che differenziano i sessi, che vedono gli uomini più interessati al razionale, al concreto,  seguaci imperterriti della scienza e della tecnologia", dice Carlo Cerracchio, psicologo-psicoterapeuta presidente Associazione italiana psicologia e psicoterapia (Aipep). "Sedotti più dai logici documentari di Piero Angela che da vaghe profezie mistiche non riproducibili in laboratorio, i maschi si sentono più rassicurati delle donne dal mito di scientificità che la medicina ufficiale ha assunto nell'immaginario collettivo. Quindi, se gli intrugli dell'erborista o le teorie dei dodici meridiani dell'agopuntore facessero parte, con maggiore forza, dei paradigmi scientifici della nostra cultura, probabilmente molti più maschi rinuncerebbero ai freddi consulti con gli austeri professoroni dal camice bianco, per abbandonarsi beati nelle braccia del più empatico omeopata".


Rapporto paziente-terapeuta
"Uno dei motivi che spingono sempre più persone a rivolgersi all'Omeopatia, alla Fitoterapia e alle altre terapie non tradizionali", continua Cerracchio – "è la ricerca di un'attenzione globale verso il proprio disagio, maggiore empatia, e una comprensione più ampia della malattia, vista come squilibrio generale di un organismo sofferente nella sua unicità. Nella medicina ufficiale, l'interesse è diventato sempre più centrato sul sintomo e sull'organo malato, perdendo spesso di vista la persona e la sua complessiva sofferenza psicofisica. E proprio l'aspetto del rapporto paziente-terapeuta che delinea un'altra differenza tra uomini e donne, dove le seconde sono più spesso interessate ad una relazione terapeutica più profonda, che possa tener conto anche dei risvolti emotivi e psicologici, cercando risposte verso la salute più complesse di quelle che una ricetta medica più solitamente dare".

di Roberta Maresci

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