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Occhi: come curarli con l’omeopatia

Erbe, fiori, piante, derivati animali e del regno minerale alla base dei medicinali omeopatici, aiutano a mantenere in salute e in benessere la vista, riportando sollievo a tutti i disturbi più comuni: congiuntivite, arrossamento, orzaiolo, calazio etc.

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Occhi: come curarli con l’omeopatia

Con la consulenza del dottor Giorgio De Santi, oculista esperto in omeopatia e dirigente medico all’Ospedale di Rho (MI). 

 

È la cura con i simili. Grazie a una dose minima di medicinali omeopatici, realizzati con erbe, fiori, piante, ma anche derivati animali e dal regno minerale, viene innescata una reazione nell’organismo in grado di trattare i sintomi della malattia. L’omeopatia non ha controindicazioni e può essere impiegata anche nei bambini e negli anziani. Per questi ultimi c’è un vantaggio in più, in quanto la terapia non interferisce con l’assunzione di altri farmaci.

“La differenza sostanziale tra omeopatia e fitoterapia”, spiega il dottor Giorgio De Santi, oculista esperto in omeopatia e dirigente medico all’Ospedale di Rho (MI), “è che per la prima i prodotti sono diluiti in soluzione fisiologica e dinamizzate, cioè scosse da apposita strumentazione, mentre i fitoterapici sono sostanze naturali presenti nella preparazione in dosi ponderali, a volte anche in milligrammi della componente di origine (non c’è né diluizione né dinamizzazione) e sono preparati in sostanze alcooliche. E pertanto, questi ultimi non vengono somministrati ai piccoli”.

 

Rimedi per i disturbi oculari

Gli occhi sono una delle parti del nostro corpo più delicate e sensibili, sempre in prima linea nei confronti di agenti atmosferici, smog e radiazione ultravioletta. Non è rato, dunque, che questi presentino congiuntivite, secchezza, orzaiolo e calazio, tutti curabili con l’omeopatia.

  • Congiuntivite. È l’infiammazione della congiuntiva, cioè la membrana che avvolge il bulbo oculare e riveste la superficie interna della palpebre. Può essere di tipo irritativo o allergico. La soluzione è un collirio omeopatico a base di Euphrasia officinalis e Camomilla vulgaris, oppure Belladonna in granuli (storicamente usata dalle signore del ‘700 perché ha la proprietà di dilatare le pupille).
  • Secchezza o disfunzione lacrimale. “Si tratta di una condizione caratterizzata dai sintomi tipici dell’irritazione oculare e legata al cattivo funzionamento del film lacrimale”, continua lo specialista, “di conseguenza si genera un circolo vizioso tra queste due problematiche”. Le persone che ne sono maggiormente affette sono il 50 percento dei portatori di lenti a contatto e chi sforza l’occhio per tutta la giornata sui video di smartphone, tablet, PC e video games. La cura prevede Bryonia alba, una pianta indicata per la sensibilità e la secchezza di tutte le mucose – è stato dimostrato che le persone con occhio secco spesso presentano anche scarsa salivazione -, o alumina, un minerale presente in natura per esempio nello zaffiro e nel rubino, ideale anche per la pelle disidratata.
  • Orzaiolo e calazio. Sono piccole patologie palpebrali. L’orzaiolo è un processo infiammatorio di origine batterica della ghiandola di Zeiss (di origine sebacea). Si manifesta come un rigonfiamento rosso a ridosso della rima palpebrale, accompagnato dalla sensazione di corpo estraneo nell’occhio. “Il calazio, invece”, spiega De Santi, “ha l’aspetto di una cisti, si forma sulla palpebra e provoca dolore. Può essere causato da disturbi alimentari, patologie del tratto intestinale, stati ansiosi, costituzionalità del soggetto”. Per entrambi, nella fase cronica, quando cioè il rigonfiamento è guarito, ma non ancora scomparso del tutto, il rimedio è la Staphysagria, mentre nella fase acuta, ovvero agli esordi, la Thuya.

 

Come sceglierli

I farmaci omeopatici sono acquistabili solo su prescrizione medica. “La serietà della casa farmaceutica è fondamentale per il buon funzionamento del prodotto”, sottolinea l’esperto, “in quanto il riconoscimento della specifica varietà delle piante gioca un ruolo essenziale. Per esempio, nel collirio, occorre proprio la Camomilla vulgaris e non un’altra specie”.

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