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Barefoot, camminare a piedi nudi

Sempre più persone, soprattutto in America, scelgono di ritornare al passato abbandonando l’uso delle scarpe, se da una parte ci potrebbero essere dei benefici, dall’altra i rischi non mancano…

Barefoot, camminare a piedi nudi

Le scarpe svolgono diverse funzioni, da quella estetica a quella funzionale, talvolta anche sociale (ad esempio possono denotare l’appartenenza o meno a un gruppo), indossarle è una nostra caratteristica esclusiva. Ma l’uomo non è "nato con le scarpe", così talvolta per sentirsi liberi, si ha la necessità di camminare scalzi: è un atteggiamento particolarmente comune, ad esempio, quando ci si trova in casa dove alle ciabatte vengono preferiti i piedi nudi.

Sempre più persone, soprattutto in America, scelgono di ritornare al passato abbandonando l’uso delle scarpe, se da una parte ci potrebbero essere dei benefici, dall’altra i rischi non mancano: le scarpe infatti proteggono il piede da tagli, abrasioni, parassiti e funghi, durante il periodo invernale, poi, svolgono una funzione di isolamento termico; d’altra parte, alcune calzature costringono il piede compromettendone la sua flessibilità e mobilità, peggiorando alcuni problemi come il piede piatto.

Recenti studi hanno dimostrato come indossare scarpe stresserebbe le ginocchia e le anche, contrariamente, chi cammina scalzo diminuirebbe il rischio di artrite; paragonando poi i nostri piedi a quelli degli uomini preistorici - che di certo non sapevano cosa fossero le calzature -  si è visto che la salute dei loro piedi era sicuramente migliore; infine, a supporto del barefoot c’è un ultimo studio che dimostra come i bambini che per i primi anni di vita camminano scalzi, sono meno soggetti a patologie plantari.

Pare, quindi, che sarebbe auspicabile ritornare a camminare a piedi nudi, ma le difficoltà sono evidenti: a differenza dell’ambiente in cui vivevano gli antenati, il nostro è pieno di insidie, non si rischia di prendere una spina sotto il piede ma che s’infilzi un chiodo e che faccia infezione, inoltre il suolo calpestabile non è più fatto da erba, fiorellini e pietre, ma da ruvido cemento e asfalto bollente.

Dunque, se in casa aderire al barefoot non è un problema, durante la vita quotidiana, diventa un po’ più difficile.

Una valida alternativa ai piedi scalzi, sono le scarpe minimaliste come i mocassini o i sandali dove il risultato è simile ma la pelle viene comunque protetta.

Recentemente, sull’onda di questa nascente necessità, sono state create delle scarpe che si sostituiscono alla pelle: le five fingers, ovvero le “cinque dita”, che vogliono essere "guanti" per piedi.

Sicuramente simpatiche, sono comunque da provare, perché le dita non sono uguali per tutti e potrebbero verificarsi problemi quali il formicolio (in caso di dita paffutelle) o abrasioni dovute a sfregamento.

Contrariamente, se vengono calzate realmente come guanti, sono un’ottima soluzione per gli sportivi che vogliono avvicinarsi al barefoot running: correre completamente scalzi è per pochi, correre con un paio di mocassini lo si può fare solo per inseguire un treno in partenza e non di certo per chilometri! Le Five Fingers invece, sono il giusto compromesso, avendo una suola in vibram (materiale plastico) proteggono il piede garantendo comunque una massima flessibilità.

Molti sono stati i corridori scalzi, tra i quali anche grandi campioni, ma avvicinarsi a tale disciplina non è semplice: se da una parte è molto “naturale”, dall’altra, senza un’adeguata rieducazione, si rischiano tendiniti, dolori alla fascia plantare, stress o addirittura fratture al metatarso.

Se si vuole provare, lo si deve fare con estrema gradualità: sarebbe dunque meglio iniziare a camminare scalzi (con con scarpe fabbricate seguendo i canoni della “filosofia” del barefoot) per poi arrivare a correre per qualche minuto, incrementando tempo/chilometri di settimana in settimana.

È comunque indispensabile, prima di iniziare a correre, sottoporsi a una visita ortopedica per verificare che non esistano controindicazioni personali a questa attività, una volta avuto il benestare del medico, è sicuramente un’esperienza da provare!

 

di Marta Fovana (istruttrice fitness e personal trainer)

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