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I trattamenti per la ricostruzione delle unghie

Qual è il materiale più adatto? Meglio la scultura o la ricopertura? C'è un rischio allergie? Tutte le cose da sapere prima di andare dall'estetista

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I trattamenti per la ricostruzione delle unghie

Da anni ho le unghie coperte con il gel. Mi trovo benissimo e non ho mai avuto nessun problema. Però mi rendo conto che c’è tutt'ora tanta diffidenza. Le domande sono sempre le solite: "Che cosa succede alle mie unghie con la ricostruzione? Marciscono? Fa male, mi verranno le micosi? Mi devono assottigliare le unghie: chissà come s'indeboliscono!". Per chiarirmi le idee e fornire risposte sicure, ho passato due giorni a Modena, nella sede di Ladybird House, leader nel settore della ricostruzione unghie. Questa stessa azienda (italianissima nonostante il nome) organizza corsi di formazione specifici per onicotecnici (gli specialisti delle unghie). Ed ho seguito proprio uno di questi corsi. Tre tipi di trattamenti Si parla di ricostruzione quando si applica la "tip", la punta bianca che serve ad allungare l’unghia. Ne esistono vari tipi e s’incollano all’unghia naturale con una speciale colla e poi si procede all’applicazione del materiale, che può essere indifferentemente gel o acrilico. Si definisce scultura, invece, l’allungamento che ottiene usando come base d’appoggio la "cartina" o "performance form", una sagoma adesiva che si fa aderire attorno all’unghia. Nel caso in cui non ci sia un allungamento dell’unghia naturale, si parla semplicemente di ricopertura, realizzata in gel o acrilico.

 

Gel o acrilico?
Sulle unghie si può lavorare con un gel, che si solidifica sotto i raggi Uv, o un prodotto acrilico, quello che un tempo veniva chiamato "resina". L'acrilico è più indicato se la persona si rosicchia le unghie, se l’unghia è molto bombata, cioè se da lato a lato c’è una curva molto pronunciata. Inoltre, dato che il gel ha bisogno della lampada UV per solidificare il materiale, si può avvertire - non sempre - un po’ di fastidio: anche in questo caso è preferibile l’acrilico. Infine, se le unghie sono molto lipidiche, cioè ricche di sostanze grasse, il gel può sollevarsi dopo alcuni giorni e, dunque, anche in questo caso è meglio sostituirlo con l’acrilico.

 

Come si procede, caso per caso
Per applicare il gel, la prima volta l’onicotecnico opacizza (non lima!) la superficie dell’unghia per favorire la tenuta. Quindi applica una base protettiva, seguita dal "promotore di adesione", un liquido che facilita la tenuta del gel. Si stende poi il gel trasparente o colorato, con o senza cartine (strutture in carta plastificata che servono da supporto per l’allungamento dell’unghia) e si fa solidificare con la lampada. Se l’unghia è molto corta, si possono usare le tip per allungarla. Le volte successive, si rimuove tutto con una fresa specifica o con una lima. La tecnica che utilizza l’acrilico prevede invece l’applicazione, tramite pennellino in martora, di un composto liquido miscelato a una speciale polvere. Asciuga all’aria, perciò non si usa la lampada.

 

Due miti da sfatare
- Un lavoro fatto a regola d’arte non danneggia le unghie naturali: non impedisce loro di respirare, perché comunque le unghie non respirano, né le indebolisce. Chi ha la ricostruzione e vuole eliminarla, una volta fatto troverà le sue unghie esattamente come le aveva prima: belle se erano belle, deboli se erano deboli.

- Il risultato non è per forza innaturale e "tamarro": siete solo voi a decidere lunghezza, forma e colore delle unghie. Una brava operatrice deve potervi garantire esattamente il look scelto. Un lavoro ben fatto non è diverso da un’unghia naturale molto curata, a meno che non preveda la nail-art (applicazioni di strass o micro-sculture in resina): di profilo, lo spessore non deve essere eccessivo, soprattutto sulle punte.

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