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Stop al turismo dentale per gli italiani

L’inversione di tendenza è stata segnalata dai docenti di Odontoiatria durante il Congresso nazionale svoltosi a Siena

Stop al turismo dentale per gli italiani

Addio turismo dentale. Gli italiani che andavano verso l’est Europa (Romania, Bulgaria, Ungheria) in cerca di soluzioni rapide e poco costose, circa 20mila ogni anno negli ultimi 10 anni, non sono più attirati dall’estero. Il motivo della frenata? Tornavano a casa con risultati deludenti, dubbi sulla qualità del servizio offerto oltreconfine e, spesso, con problemi ancora maggiori. I docenti di Odontoiatria durante il Congresso nazionale svoltosi a Siena sottolineano che gli italiani restano a casa per curarsi i denti grazie anche alle nuove tecniche che assicurano risultati efficaci in poco tempo e sicuri, con materiali certificati, senza correre rischi.

 

Questione di fiducia e sicurezza

"La scelta del dentista è una questione fiduciaria – commenta Marco Ferrari, Direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università di Siena  - . E non si tratta solo della percezione dei professionisti nel loro rapporto con i pazienti. È anche quello che emerge da alcune indagini motivazionali in cui sono stati intervistati i cittadini. In molti hanno affermato che la ragione che spinge a scegliere un dentista è proprio la fiducia. Alla luce di questi dati, poco può la pubblicità convenzionale, in molti casi la fiducia si trasmette con il passaparola". Esiste, poi, un criterio di sicurezza che gli studi dentistici italiani pubblici e privati possono assicurare, perché devono rispondere alle rigide normative nazionali e comunitarie, mentre gli stessi standard non è detto che siano rispettati anche nei Paesi dove si vanno a cercare cure a prezzi miracolistici. "L’eccellenza non si trova nei pacchetti low cost – aggiunge Ferrari –  senza contare che, soprattutto i trattamenti complessi, richiedono più sedute terapeutiche concatenate tra loro".

 

Pazienti insoddisfatti del lowcost

Non è infrequente, ricordano gli esperti, che pazienti che hanno approfittato di pacchetti low cost siano, poi, rientrati in Italia con la necessità di intervenire nuovamente, presentando situazioni molto più complicate da risolvere. "Ci sono casi di pazienti ai quali all’estero vengono fatti impianti che necessiterebbero di tempi più lunghi, anche per verificare la loro correttezza e assicurarsi che consentano una corretta masticazione, oltre che un doveroso risultato estetico – sottolinea Ferrari –. Ma questo non avviene perché c’è la necessità di realizzare in fretta quanto annunciato nella pubblicità, senza le dovute cautele, anche perché è inverosimile che si ritorni dal professionista a riparare il danno”. Negli ultimi anni, poi, si sono fatte strada in Italia nuove tecniche "fast" che consentono la ricostruzione protesica su impianti in poche ore. Si tratta di procedure che aumentano ulteriormente la grande richiesta da parte degli italiani di interventi di implantologia dentale, che consente di sostituire i denti mancanti con radici artificiali in titanio integrate nella struttura ossea. Nel 2010 sono stati inseriti circa un milione di impianti, ma il vero boom si è registrato negli ultimi cinque-sei anni, con la diffusione di protesi pronte in 24 ore, nonostante esista un maggior costo, che può arrivare anche ad alcun migliaia di euro, rispetto alla tecnica tradizionale. "Si tratta di una metodica legata all’analisi dei normali strumenti diagnostici, come le radiografie e i modelli di studio dei denti del paziente – precisa Ferrari -.  Le immagini vengono elaborate da software di ultima generazione che analizzano i dati diagnostici e forniscono la guida grazie alla quale l’odontotecnico crea delle mascherine per l’inserimento degli impianti e delle protesi, in un solo giorno. Tuttavia questa tecnica non è applicabile a tutti, perché è necessario che il paziente risponda a dei particolari criteri di salute orale, come la consistenza dell’osso e la sua qualità".

di Livia Zacchetti

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