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Il make-up di chi porta gli occhiali

Strumenti ottici per molti indispensabili, sono parte integrante del look di chi li indossa, vero emblema di carattere e personalità. Ma come bisogna truccarsi per valorizzarli al massimo? I consigli del beauty designer

Il make-up di chi porta gli occhiali

Con la consulenza di Mario De Luigi, beauty designer - www.mariodeluigi.com

 

Con ogni probabilità, Ruggero Bacone, il francescano di origine inglese cui si deve l’invenzione degli occhiali, sarebbe stato quantomeno sorpreso nell’apprendere che i suoi tentativi di mettere a punto il primo prototipo di lente di ingrandimento avrebbero dato vita a uno strumento non solo utile e performante, ma anche decisamente fashion. Proprio così, perché oggi, grazie al design delle montature firmate da prestigiose maison, ciascuna di noi può trovare il modello ad hoc che incornici il suo viso sublimandone i lineamenti. Il plus valore aggiunto? Un make-up da dieci e lode.

 

Parola d’ordine: precisione

“La prima regola è realizzare un trucco curato, definito e pulito sugli occhi”, spiega Mario De Luigi, beauty designer, “in quanto il suo effetto sarà amplificato dalle lenti, che ne mettono in luce eventuali difetti e sbavature. In caso di miopia, il concetto chiave è quello di creare un maquillage più intenso sia nella tonalità sia nella forma, perché gli spettri studiati per questo tipo di difetto visivo tendono a rimpicciolire. Pertanto, tutto ciò che porta a ridurre la percezione dell’occhio deve essere amplificato con delle sfumature che permettano di allargarne il taglio. Preferire dunque matite chiare per l’incavo interno, a scapito di quelle scure, che devono essere utilizzate per disegnare tratti e ombreggiature verso l’esterno”. 

Se invece la lente tende a ingrandire, il segreto è modulare e attenuare la virilità del make-up, accentuando la parte interna con il kajal o una nuance chiara o neutra, che non deve mai spingersi fino all’arcata sopraccigliare.

“Se gli occhi sono vicini”, prosegue l’esperto, “è necessario sfumare verso l’esterno per allontanare. Viceversa, se l’obiettivo è avvicinare, si può intervenire con una matita black o brown sulla palpebra interna vicino al naso. Un occhio piccolo e rientrante deve essere enfatizzato senza scurirlo troppo, altrimenti lo andremo ad approfondire ancora di più. Il segreto è lavorare sul taglio tramite linee intensificate a bordo palpebra, che tendono ad aprire e a schiarire per conferire maggiore visibilità”.

Per quanti invece hanno lo sguardo a fessura, il consiglio del beauty designer è quello di lavorare sullo stacco nell’area tra palpebra fissa e mobile, per creare una leggera ombreggiatura – una sorta di banana che dà l’illusione di una piega -, capace di apportare un elemento di profondità. Una soluzione potrebbe essere l’applicazione di un color mattone.

Su un occhio dalla forma tondeggiante, l’astuzia consiste nel realizzare una sfumatura che parte circa dai tre/quarti dell’occhio verso l’esterno, in modo da disegnare una specie di cuneo che porta ad allungare anziché arrotondare la palpebra. Sulla parte più sorgente occorre poi scurire leggermente.

 

Nuance, prodotti & co.

Sul fronte cosmetici e texture, per garantire maggiore tenuta, via libera ai primer - che funzionano come base per il trucco ad azione riempitiva e levigante -, e agli ombretti compatti in polvere, gli strumenti più semplici da utilizzare. Per quanto riguarda le tonalità, bisogna evitare i complementari cromatici del colore della montatura, per esempio, se l’occhiale è rosso, si dovrà bandire il giallo e il blu. Semaforo verde per le tonalità medie, neutre e soft, così come per il nero, molto appropriato per apportare intensità. Sì anche alle matite, specie se waterproof, preferire quelle dure per definire un tracciato, mentre quelle morbide per le sfumature. L’obiettivo è evitare che nell’arco della giornata si formino delle linee sulle palpebre che sarebbero sottolineate dalle lenti.

 

E la montatura? Come scegliere quella adatta a noi?

“La nostra preferenza deve essere accordata ad angolature diverse e complementari rispetto a quelle dell’ovale del viso”, conclude De Luigi, “per esempio, una persona con i lineamenti tondeggianti deve orientarsi su un profilo lineare, mentre per addolcire un volto squadrato la scelta deve cadere su geometrie morbide. Al contrario, se l’espressione del viso è spigolosa divieto assoluto per strutture rigide e dure, a meno che l’intento non sia quello di potenziare ancora di più questo suo tratto caratteristico”. 

di Simona Lovati

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