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Bassa natalità: italiani poco informati su infertilità e cure

Secondo la ricerca del Censis e della Fondazione Ibsa “Diventare genitori oggi”, per il 62% dei medici specialisti i pazienti non sono adeguatamente a conoscenza delle tecniche di procreazione assistita. Auspicata la revisione della legge 40/2004

Bassa natalità: italiani poco informati su infertilità e cure

Tra i gravi problemi che affliggono il nostro Paese, secondo l’88,7% di ginecologi, andrologi e urologi c'è anche quello della bassa natalità. Per gli specialisti, la scarsa propensione degli italiani ad avere figli è ricondotta principalmente a motivazioni economiche (75,3%); il 75% è infatti convinto anche che la crisi economica scoraggi le coppie a ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.

È quanto emerge dalla ricerca del Censis “Diventare genitori oggi: il punto di vista degli specialisti”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa, l’organizzazione no profit istituita allo scopo di promuovere, sostenere e contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica, su un campione di medici specialisti (ginecologi, andrologi e urologi).

La metà degli specialisti consultati dal Censis ritiene che i problemi di infertilità colpiscano il 20-30% delle coppie italiane, a fronte delle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità che parlano del 10-15%, ed è certo che i problemi di infertilità e sterilità siano aumentati rispetto al passato: lo pensa il 91,3% dei medici interpellati. Se la metà degli specialisti ritiene che una coppia dovrebbe iniziare a preoccuparsi tra i 12 e i 24 mesi dopo i primi tentativi di concepimento, il 36% è invece convinto che bisognerebbe interessarsene prima, trascorsi da 6 a 12 mesi dai primi tentativi. E secondo poco meno della metà degli specialisti, l’età in cui una donna che aspira a essere madre dovrebbe iniziare a preoccuparsi è oltre i 35 anni.

Tra la popolazione, invece, sale al 44% la percentuale di chi ritiene che si debba attendere oltre 2 anni dai primi tentativi prima di far prevalere l'angoscia.

“Un elemento che dimostra quanto l’infertilità crescente sia una reale criticità in Italia è l’appello degli specialisti affinché aumenti nella popolazione la consapevolezza del problema, sia attraverso un confronto più allargato con il proprio ginecologo ben prima di decidere di avere un figlio, sia con un atteggiamento proattivo e di counseling da parte dei medici di medicina generale. L’auspicio della Fondazione Ibsa è che questi dati e le ricerche realizzate con il Censis segnino un altro passo proprio in questa direzione, per una maggiore consapevolezza e informazione”, ha affermato Giuseppe Zizzo, Segretario della Fondazione Ibsa.

I pazienti con problemi di infertilità sono seguiti in quasi la metà dei casi privatamente (46,6%), il 39,7% in strutture pubbliche e il 13,7% sia nel pubblico che nel privato. Quasi il 75% degli specialisti ritiene che le coppie con problemi di infertilità tendano a consultare più di uno specialista prima di affidarsi alle cure di quello scelto alla fine. Il 62% degli specialisti giudica i propri pazienti poco o per nulla informati sia sui problemi di infertilità e sterilità, sia sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

I ginecologi, andrologi e urologi sono concordi nel sottolineare l’importanza della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, ma evidenziano la presenza di rilevanti differenziazioni territoriali nell’applicazione della legge e sono d’accordo a una sua revisione. L’aspetto che andrebbe modificato prima di tutto riguarda la possibilità di offrire effettivamente alle coppie la possibilità di accedere all’eterologa (60,5%).

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