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Scozia. Figli obesi? Colpa dei genitori! La Fe.S.I.N esprime le sue perplessità

Federazione delle Società Italiane di Nutrizione: sarebbe preoccupante qualora l’allontanamento dai genitori dipendesse solo dalla loro patologia

Scozia. Figli obesi? Colpa dei genitori! La Fe.S.I.N esprime le sue perplessità

È di qualche giorno fa la notizia che in Scozia, i servizi sociali, dopo aver più volte messo in guardia (la vicenda è durata tre anni) i genitori sulle cattive abitudini alimentari dei loro figli, addirittura obbligando quest’ultimi a consumare i pasti in presenza di un assistente sociale, hanno deciso di affidare i ragazzi obesi in adozione; si tratta di ragazzi con età compresa tra i 4 (25 kg) e i 12 anni (100Kg). In riferimento a questa notizia, le sei società scientifiche della Fe.S.I.N. (Federazione delle Società Italiane di Nutrizione) hanno espresso il loro pensiero, in un documento firmato dal Segretario Nazionale, dott. Francesco Leonardi. “Non conosciamo le specifiche motivazioni (Maltrattamento? Negligenza? Incuria?) che hanno indotto all’ordinanza di affidamento dei ragazzini obesi, ma sarebbe preoccupante se l’allontanamento dai genitori dipendesse solo dalla loro patologia. L’obesità è, infatti, una patologia le cui cause genetiche, metaboliche, comportamentali e socio-ambientali risultano molteplici e complesse, il cui andamento è tendenzialmente cronico-recidivante e le cui complicanze comportano seri rischi per la salute. “. La malattia è sicuramente collegata al regime dietetico, ma c’è da sottolineare come sia da tenere in considerazione anche l’ambiente in cui si vive, che spesso favorisce l’obesità non facilitando le attività motorie. Altresì alcuni studi dimostrano come una forte predisposizione genetica per l’obesità (1-5% dei casi) può fare sviluppare la malattia anche se il soggetto vive in realtà che favoriscono le attività motorie. Il risultato di questa combinazione “gene/ambiente/stile di vita”, sembra dare risultati sostanzialmente simili in tutta Europa (UE); secondo i dati OMS del 2010, il 24% dei bambini di 6-9 anni sono in sovrappeso/obesi mentre il 5-30% degli adulti è obeso e il 25-70% è in sovrappeso. La più alta prevalenza di persone in sovrappeso in UE è stata riscontrata tra gli uomini di Malta e tra il gentil sesso inglese. La Fe.S.I.N. commentando il caso specifico, manifesta alcune considerazioni:

1) Entrambi genitori sembra siano obesi, con una chiara componente genetica che incide sui figli e sulla quale i genitori nulla possono fare;

2) Qualora il costante aumento di peso dei ragazzi, nonostante le misure intraprese, sia il solo motivo dell’ordinanza di adozione, sarebbe necessario, allora, prendere in considerazione l’improponibile allontanamento dai genitori di milioni di bambini affetti da altre molteplici malattie cronicorecidivanti a sfondo genetico-comportamentale;

3) Il provvedimento sembra rientrare in quell’approccio “morale” all’obesità secondo cui l’obeso è “colpevole” del suo male; un approccio scientificamente errato che dovrebbe quindi colpevolizzare anche altre tipologie di pazienti;

4) Per contrastare la costante crescita del problema obesità, sarebbe necessario intervenire seriamente sui fattori sociali favorenti l’obesità. A tal fine, l’OMS ha invitato i paesi dell’Unione Europea ad attivare piani di azione ambientali (pianificazione urbana, trasporti etc), di produzione agricola e dell’industria alimentare, nonché, programmi nazionali di prevenzione per l’educazione al movimento ed a una corretta alimentazione, quest’ultimi già messi in atto in Italia dal Ministero della Salute (“Guadagnare Salute”) e dal MIUR (“Scuola e Cibo”).

5) Si rende fondamentale curare i singoli, dando loro una più ampia rete di Unità Operative di Dietetica e Nutrizione Clinica del S.S.N., dotata di personale specificatamente formato e qualificato.

A tal proposito, un ultimo dubbio: oltre all’encomiabile lavoro di specifica competenza svolto dai Servizi Sociali ed al corretto suggerimento da loro dato ai genitori “di far fare attività fisica ai figli” ci chiediamo: quale percorso terapeutico di riabilitazione nutrizionale è stato effettuato, condiviso e modulato con i genitori? Da quali professionisti della materia è stato attuato? Erano Specialisti in Scienza dell’Alimentazione (Clinical Nutritionist), Dietisti, MMG, Pediatri, Psicologi, etc, o forse erano altre figure professionali non specificatamente competenti in dietetica e nutrizione clinica? Non conosciamo i dettagli ma, per quanto dichiarato dal padre dei bambini (“La pressione a cui siamo stati sottoposti in quella casa avrebbe spezzato chiunque”…), viene da pensare ad un approccio clinico-nutrizionale che non sembrerebbe rientrare in quella metodologia dietoterapeutica riabilitativa, a carattere educativo-cognitivo- comportamentale multidimensionale (terapia educazionale, motivazione al cambiamento etc), che le U.O. di Dietetica e Nutrizione Clinica sono solite utilizzare, specie per i soggetti in età evolutiva. Ad un bimbo, anche se in marcato sovrappeso, le modifiche “qualitative” del comportamento alimentare vanno indotte coinvolgendolo, quasi a mo’ di gioco. Senza divieti impositivi, senza eventuali diete restrittive e/o pasti sorvegliati. Nell’età infantile, periodo durante il quale la percezione di sè, della propria immagine corporea ed il bisogno espresso di tutela della propria salute non sono ancora ben definiti, la dieta o, per meglio dire, il programma di rieducazione alimentare va discusso, condiviso e modulato con i genitori. Sono loro che, nell’ambito di un percorso di counselling multidisciplinare, vanno orientati sull’attività motoria da poter svolgere, sui cibi che mediamente è preferibile acquistare, conservare o portare per tutti a tavola. A loro vanno spiegati i reali obiettivi di calo ponderale da perseguire ed, in particolare, le tappe dell’auspicabile processo di cultura nutrizionale e di crescita dei loro bimbi, che saranno i genitori di domani.

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