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Avverte Credit Suisse: il consumo di zucchero è a un bivio.

Avverte Credit Suisse: il consumo di zucchero è a un bivio.

Il Credit Suisse Research Institute ha pubblicato uno studio che ha esaminato i risvolti medici ed economici riportati dal consumo globale dello zucchero. L’indagine, dal titolo “Il consumo di zucchero ad un bivio”, ha analizzato l'impatto di ‘zucchero e dolcificanti’ sulle diete, attraverso l'esperienza di oltre 20 ricercatori ed esperti del settore. Il 90% dei medici intervistati ha posto in stretta correlazione il consumo eccessivo di questo alimento con la forte crescita del diabete di tipo II e l'attuale epidemia di obesità. "Anche se il nesso causale è difficile da dimostrare in questo settore, una percentuale così alta di medici convinti di questo forte legame non può farci ignorare il significato e le implicazioni per la società e la nostra economia", afferma Stefano Natella, Co - Head del Securities Research & Analytics e tra gli autori dello studio. Tra i potenziali provvedimenti pubblici, quello relativo alla tassazione potrebbe essere il più efficace, ma anche il meno probabile. Tuttavia, il rischio di questo tipo d’intervento e l’aumento della sensibilizzazione nell’opinione pubblica costringerà le aziende ad adattarsi, soprattutto per via di un nuovo orientamento da parte dei consumatori verso alternative più sane, come ad esempio i dolcificanti naturali più concentrati. "La portata e il costo per la società del diabete di tipo II e l’epidemia di obesità lasciano pochi dubbi circa la necessità di un cambiamento che porterà nuove opportunità d’investimento, con vincitori e vinti ", ha dichiarato Giles Keating, Head of Research per il Private Banking e Wealth Management.

 

Questi i principali dati relativi allo studio

 

Per quanto riguarda la medicina:

  • Il diabete di tipo II sta crescendo del 4% all'anno rispetto all'obesità che cresce del’ 1-2% con 370 milioni di persone colpite a livello globale: 4,8 milioni di persone sono morte di diabete nel 2012 rispetto ai 5,6 milioni per le patologie correlate al fumo. Per una spesa totale di 500 miliardi di dollari, più del 10% della spesa sanitaria globale.

 

  • La risposta del nostro corpo al consumo di zuccheri è geneticamente diversa da individuo a individuo così come i liquidi e i solidi vengono smaltiti in modo differente da ogni persona. Come risultato, le bevande con alto contenuto calorico hanno svolto un ruolo importante nella epidemia di obesità e diabete di tipo II.
  • L’82% dei medici intervistati negli Stati Uniti e in Europa credono che le calorie dello zucchero siano assorbite in modo diverso dal corpo, rispetto a solo il 60% dei medici in Asia che non la pensano così. Sulla questione ‘lo zucchero crea dipendenza’ il 65% pensa di sì.

 

Per i consumatori:

  • Gli Stati Uniti, il Brasile, l’Argentina, l’Australia e il Messico sono leader globali nel consumo di zucchero superando più del doppio la media mondiale (17 cucchiaini da tè), passando da 40 cucchiaini per gli Stati Uniti a 35 per il Messico. Significativamente più di quanto l'American Heart Association raccomanda, e cioè 6 cucchiaini di zucchero al giorno per le donne e 9 per gli uomini. Una lattina di bibita ne contiene in media 8.
  • Gli zuccheri aggiunti rappresentano oggi il 17% di una normale dieta negli Stati Uniti e il 43% di questi provengono da bevande zuccherate.
  • Tra le persone con redditi più elevati e livelli più elevati di istruzione vi è una tendenza verso i soft drink ‘dietetici’ rimanendo lontane da offerte ‘super caloriche’. Tuttavia, questa tendenza sembra rallentare a causa delle crescenti preoccupazioni relative ai dolcificanti artificiali.

 

Per le Corporate:

  • Diversi settori saranno interessati dai probabili cambiamenti nel modello di consumo di zucchero: aziende produttrici di cibo e bevande, produttori di zucchero, i produttori di dolcificanti naturali e artificiali, e le aziende sanitarie.
  • Di conseguenza, la crescita del consumo di zucchero dovrebbe rallentare con un potenziale impatto sui prezzi, già piuttosto bassi.
  • L'industria alimentare e delle bevande sta cominciando a prendere provvedimenti di ‘autoregolamentazione’, per esempio, il lancio di prodotti alimentari e di bevande che utilizzano dolcificanti naturali molto concentrati e con contenuto calorico minimo o pari a zero.
  • Il consumo di bevande analcoliche potrebbe soffrire lievemente nel breve termine, ma l'industria delle bevande ha gli strumenti e le competenze di marketing necessarie per cogliere il cambiamento ed incontrare in modo migliore la diversa domanda dei consumatori.
  • In ultima analisi, le aziende che sviluppano o aiutano a sviluppare i dolcificanti naturali ad alta concentrazione sono pronti a beneficiare per primi del cambiamento.

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