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HIV: 1 dicembre, Giornata mondiale contro l’AIDS

Parte da Roma la mostra fotografica itinerante che racconta le storie e i risultati del programma AVSI di riduzione della trasmissione materno-fetale dell’HIV

Roma festeggia il World Aids Day con delle immagini che mostrano il trionfo della vita. "Madri felici, ritratte coi loro figli appena nati, sani e liberi di vivere la propria vita", racconta Valentina Frigerio, dell’agenzia Blossom a cui stato affidato il progetto di comunicazione di "Free: 10 anni di lotta all’AIDS in Uganda, 10 anni di bambini nati senza HIV”. Si tratta di una mostra multimediale itinerante, che si inaugura il 1 dicembre in Campidoglio, cogliendo l’occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS. Realizzata da Fondazione AVSI, in collaborazione con Medicina & Persona, il progetto Free è un viaggio attraverso foto, video e un documentario, per raccontare con uno sguardo completamente diverso e originale 10 anni di lotta all’Aids nell’ambito del programma di prevenzione materno-fetale (denominato PMTCT), che ha consentito di dare il sorriso a decine di migliaia di mamme e la vita a centinaia di migliaia di bambini. Perché la gravidanza, per la donna africana, non è un’eccezione, ma la regola, in un Paese in cui la media è di sei figli per famiglia. E, per tradizione, la donna porta avanti la gravidanza fino al momento del parto nel proprio villaggio, aiutata dalle anziane o dalle donne più esperte. Si è andati avanti così per anni, fino a quando è arrivo del grande nemico dell’Africa, il virus dell’HIV, a complicare le cose.


Il progetto in numeri

Ogni anno nel mondo nascono 400.000 bambini già affetti da HIV: la trasmissione materno-fetale è la seconda principale causa di infezione e propagazione del virus. La PMTCT ha coinvolto 197.343 mamme, 4 ospedali e 37 centri sanitari, che arrivano a coprire un bacino di utenza di oltre 1 milione di persone. Un progetto, lanciato da Avsi in Uganda a partire dal 2002, che è diventato il modello a livello internazionale per raggiungere gli obiettivi che le Nazioni Unite hanno fissato per il 2015: promuovere l’uguaglianza tra i sessi e conferire potere e responsabilità alle donne; diminuire la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie. Noi di Più sani più belli abbiamo scelto due racconti dei protagonisti: Sister Betty e Ocaya.

 

Sister Betty e il pop corn

Sister Betty a colazione beve caffè e mangia pop corn. Quando la vedi aggirarsi per i reparti dell’ospedale, la sua divisa bianca ordinata, le spalline con i colori dell’Uganda e il suo cappellino da infermiera, hai quasi timore ad avvicinarla. Poi la vedi al lavoro, ad accogliere le decine di madri che ogni giorno si recano presso la clinica pre-parto e la senti parlare con le mamme alla seconda, terza, quarta, quinta gravidanza: quelle del programma di prevenzione materno-fetale (abbreviato dall’inglese PMTCT). Sister Betty conosce tutte le loro storie. C’è quella abbandonata dal marito. Quella nata sieropositiva e che da tutta la vita sta lottando contro il virus. Quella che ha solo una nonna al mondo a prendersi cura di lei. Quella che non vuole dirlo al marito che proprio qui ha scoperto di essere malata di AIDS. Tutte, se passano da qui, sanno che lei c’è.


Fratelli di sangue diverso

Nelle vene di Ocaya scorre un sangue diverso da quello della sorellina. Giocano allegri nel cortile davanti a casa, in una domenica senza scuola. Rema, l’ultima nata, cerca di partecipare ai loro caroselli senza pensieri. Quelli che invece Ocaya ha quando, tre volte al giorno, deve ricordarsi di prendere le dosi giornaliere di medicine antiretrovirali, che permettono di ridurre la carica virale dell’AIDS. Ma lo fa insieme alla mamma e al papà, Mary e Basil, sieropositivi entrambe. "Ora sarebbe meglio che tu non rimanga più incinta", dicono a Mary le vicine di casa e le colleghe del mercato. "Per non passare il virus anche ad altri figli". Ma non si può fermare la maternità, soprattutto in Africa. Soprattutto in Uganda. Venuta a conoscenza della sua seconda gravidanza, Mary si reca immediatamente presso l’ospedale St. Joseph’s di Kitgum, dove viene iscritta nel programma di prevenzione materno-fetale. Gloria nasce 8 mesi dopo, sana e felice. Poi è la volta di Rema, anche lei HIV negativa. Tra 5 mesi vedrà la luce anche il piccolo Aneka, finalmente un fratellino maschio per Ocaya.

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HIV: 1 dicembre, Giornata mondiale contro l’AIDS

Una madre sieropositiva ugandese allatta il suo primogenito, appena nato all’ospedale St Joseph’s di Kitgum, Uganda

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